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Fesssiiiiiii!!!!


Lunedì, dopo la vittoria del sì ai quesiti sull’acqua, sulle pagine del Corriere della Sera di Bologna, si poteva leggere questo titolo: “Dopo il referendum, il conto di Hera: giù in borsa e stop agli investimenti. Congelati i 70 milioni per rete idrica e tre depuratori. Il titolo giù del 10%: bruciati 190 milioni” (Hera è una multiutility, una società nata dall’unione di varie aziende pubbliche di servizi emiliane).
Nell’articolo si spiega che "i bolognesi pagheranno un prezzo salatissimo per l’esito della consultazione" e che, in ogni caso, la bolletta crescerà del 10%. L’assessore all’ambiente ammette che è stata abrogata "una norma introdotta di fatto dal governo Prodi", e che per la gestione dell’acqua si profila un disastro.
Molti enti locali vivranno pesanti difficoltà dopo i referendum, e le ricadute graveranno sulle spalle e sulle tasche dei cittadini (come ha fatto notare anche Matteo Renzi al Fatto).
Quello che è successo a Bologna e a Firenze (come aveva paventato Renzi) succederà in chissà quante città e comuni italiani.
Questo ovviamente è stato taciuto agli elettori, sono stati imbrogliati e imboniti di frottole e slogan di bassa lega, e adesso espieranno la loro creduloneria  pagando “sorella acqua” molto più cara. I tanti che a sinistra hanno avuto un  “legittimo godimento”  adesso si sorbiranno il rovescio della medaglia, perchè Di Pietro e compagnia, sicuramente non verseranno la differenza sulla bolletta dell’acqua. Questo referendum oltre che essere stato una solenne presa per i fondelli, provocherà danni all’economia e al bilancio familiare dei meno abbienti. “Cevto” alla sinistra au caviar e ai milionari telepredicatori da strapazzo non importa nulla di quanto salirà la bolletta dell’acqua. A questa marmaglia interessa solo abbattere Berlusconi, che i poveracci si grattino poi il risultato delle loro “bravate”. Mi fanno schifo.
Questo è stato un referendum politico, teso a minare ancor più il centro-destra, la famosa “spallata”, perchè far cadere il Governo è la loro priorità.
Pazienza se l’Italia, con una simile evenienza subirà lo stesso tracollo della Grecia, in quanto immediatamente le agenzie di rating, rivedrebbero il rating sul debito, in senso peggiorativo (com’è successo in Grecia), con la conseguente pretesa dei possessori dei titoli di stato, di una maggiore remunerazione e l’inevitabile caduta dei corsi degli stessi. Cioè il risparmiatore che ha 50.000 euro di titoli in banca, si ritrova 30.000 euro. Per l’emissione dei titoli a venire il Tesoro sarebbe costretto a pagare interessi molto più alti facendo lievitare la spesa pubblica, con il rischio finale di default nazionale (Argentina docet) . Questo è quanto succederebbe in caso di caduta del Governo, ma che gliene frega a Di Pietro e Bersani, l’importante è agguantare la poltrona e abbattere l’odiato Cav.
Povera Italia.
Orpheus

Pubblicato il 15/6/2011 alle 17.52 nella rubrica l'Asinistra.

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