Blog: http://Orpheus.ilcannocchiale.it

In barca con il boss? Non era Briatore, ma il figlio di Ciampi

 
Il Fatto quotidiano diretto da Antonio Padellaro ha pubblicato l’anticipazione di un libro-intervista alla prima moglie di Flavio Briatore titolando “Quando Mr. Billionaire frequentava i mafiosi” e si è beccato una querela dal diretto interessato.
Il Fatto si scandalizzava per la presunta frequentazione da parte di Briatore alla fine degli anni Ottanta di due personaggi: Gaetano Corallo, il re del casinò delle Antille e Rosario Spadaro, re degli hotel delle Antille. Erano loro i mafiosi individuati dal Fatto, e Briatore ha querelato perché sostiene di non averli mai frequentati.
In effetti i due personaggi frequentavano all’epoca il bel mondo. Non la famiglia Briatore, però. Si trattava della famiglia Ciampi. E in particolare del rampollo di Carlo Azeglio, Claudio, che all’epoca era dirigente dell’ufficio di New York della Bnl, in mezzo a mille polemiche per non avere controllato la filiale di Atlanta ed evitato lo scandalo internazionale dei fondi all’Iraq.
Ciampi jr aveva rapporti strettissimi con Spadaro, tanto da essere stato intercettato dall’Alto commissario antimafia, Domenico Sica (le carte sono ancora in archivio) numerose volte al telefono con lui e nell’estate del 1989 addirittura mentre erano insieme in barca. Un missino dell’epoca, il barone Tommaso Staiti di Cuddia, presentò una interrogazione parlamentare che fece molto rumore, ipotizzando che nelle Antille con Spadaro fosse finito anche il governatore della Banca di Italia, Carlo Azeglio Ciampi. In effetti nelle telefonate con Ciampi jr c’erano numerosi riferimenti di Spadaro a un imminente incontro con “il Governatore”. Interrogati poi i due sostennero che il riferimento era al Governatore della isola di Sant Marteen. Ciampi jr per diradare le ombre che si addensavano sul padre ammise la frequentazione con Spadaro, prima sostenendo “non ho letto da nessuna parte che Spadaro sia stato giudicato colpevole di qualche reato”, poi aggiungendo: “Rosario è cliente della Bnl da molti anni, più di dieci. Siccome io mi occupo dell’area commerciale, mi sembra naturale che io abbia contatti con lui. Credo non sia reato e tantomeno peccato andare in barca con qualcuno..”. Spadaro è stato arrestato due volte. Nel 1993 dalla polizia olandese nelle Antille per un’inchiesta sulle tangenti. Nello stesso anno è stato indagato dalla procura di Messina per traffico internazionale di armi. Nel 2005 Spadaro è stato arrestato una seconda volta per ordine della procura antimafia di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta “Gioco d’azzardo”. Reati che non hanno portato al momento a condanne in via definitiva. Resta il fatto che Spadaro in barca andava con il figlio di Ciampi e non con Briatore. Banale particolare che però insieme a quelli ben più seri e sostanziosi che emergono fra i segreti dell’attività del governo Ciampi nei confronti della mafia, racconta una storia assai diversa dalla favola ufficiale narrata. da Bechis

Due considerazioni la prima è che i legami oscuri fra quel governo e la criminalità organizzata sono sempre più evidenti.
Gli scheletri di certi personaggi NON si tirano fuori dagli armadi, come (il "tonno" ) Dottor Palamara ha appena ribadito  in relazione alle dichiarazioni di Conso:"Non parliamo più di cose di 17 anni fa su cui il giudizio spetta alla storia. Serve invece una politica attenta alle questioni attuali".
A parte che ripulire la classe politica da eventuali infiltrazioni mafiose, è SEMPRE ATTUALE, la posizione del Dottor Palamara è leggermente contraddittoria, considerato che le Procure di mezza Italia "si affannano a riscrivere la storia dei primi anni '90 nel tentativo di dipingere l'attuale maggioranza come il frutto di un romanzo criminale e i magistrati titolari di tali inchieste scrivono libri, appaiono in tv e rilasciano interviste".
Aggiungo che Mangano l'eroe number one dei professionisti dell'Antimafia a parole, è stato stalliere ad Arcore dal 1973 al 1975, quini 35 anni fa! Eppure è la punta di diamante dei suddetti signori.
"Evidentemente per Mr Palamara "quando c'è la possibilità di accusare Berlusconi e il suo partito, magari grazie a qualche pentito a orologeria, ritiene legittima ogni attività e ogni approfondimento. Quando invece dichiarazioni di autorevoli esponenti istituzionali dell'epoca sembrano condurre in tutt'altra direzione bisogna far calare il silenzio e lasciare tutto agli storici del futuro".
Viene da pensare che chi si comporta così, come minimo,  si rende complice (in)volontario della mafia, n'drangheta e Camorra.
E a buon intenditor poche parole.
Orpheus
 



Pubblicato il 3/12/2010 alle 17.58 nella rubrica Lotta alla mafia e all'evasione.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web