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L'unica "trattativa" fra Stato e mafia fu sotto il Governo Ciampi


Questa è una di quelle notizie alla quale chissà come mai, la nostra stampa "libera" preferisce non dare risalto. Da anni si riesuma il cadavere di Mangano, in certi ambienti più amato di Padre Pio, si butta fango su Berlusconi e i suoi elettori, si parla della trattativa fra la mafia e Forza Italia, che con il tramite di Dell’Utri, avrebbe soddisfatto il  “papiello”, nel quale si chiedeva la fine del carcere duro.
Or bene, direttamente dalla voce di Giovanni Conso, ministro della giustizia dell’epoca, si apprende che quella misura, il 41 bis, fu disapplicata dal governo Ciampi nel 1993. La giustificazione di Conso: lo facemmo per evitare altre stragi.
Colui che ha redatto il documento della revoca, su insistenze del Viniminale, fu Nicolò Amato, all'epoca direttore del Dap, dopo tale incarico,  è diventato l'avvocato di Vito Ciancimino. Quando si dice le coincidenze!
 Come minimo, tutto ciò significa che lo Stato nel '93 si calò le braghe davanti alla mafia, invece di combatterla, favorendola, visto che ne usufruirono ben140 mafiosi.
E' la la prima volta che un ex ministro si assume la responsabilità politica di una scelta presa per andare incontro ai diktat di Cosa nostra, eppure non sembra che tale notizia, abbia colpito al pari del rivoltante monologo di Saviano o delle recente querelle fra la Carfagna e la Mussolini.
Al contrario un altro ministro, questa volta del Governo Berlusconi, il leghista Castelli, ha voluto rendere permanente la validità dell’art. 41 bis. In tal senso si orientò il Parlamento che con la legge 23/12/02 n. 279 approvava le proposte governative aggiungendo appunto la validità permanente dell’art. 41 bis la cui vigenza non ha quindi attualmente più alcun limite temporale.
E il Ministro Maroni, un altro leghista, in questa legislatura ha messo a punto il "modello Caserta" che ha inferto duri colpi alla criminalità organizzata:
sono stati arrestati 6.754 "mafiosi", tra cui 28 latitanti di "massima pericolosità", sono stati sequestrati o confiscati 35.601 beni per quasi 18 miliardi di euro. Secondo i dati del Viminale, gli arresti dei mafiosi durante il governo attuale sono superiori del 34% rispetto al periodo precedente (formula che sembra indicare i due anni di governo Prodi). Quelli di latitanti (410) ben del 51%, mentre per i beni sequestrati l'aumento è addirittura del 295%.
E davanti a questi fatti ed evidenze, Saviano ha puntato il dito contro la Lega, piegando alla faziosità politica l'importanza della lotta alla  mafia e la verità storica, con buona pace di tutti i parenti delle vittime che ancora piangono i loro morti.
Uno spettacolo rivoltante.
Consiglio anche la lettura di questo articolo di Giacalone, sulla attendibilità di certi magistrati impegnati nella "lotta" alla mafia.
Orpheus

Pubblicato il 22/11/2010 alle 18.12 nella rubrica Lotta alla mafia e all'evasione.

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