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Fini e accoliti in marcia su Roma


"Uno sbrego istituzionale al cospetto del quale impallidisce perfino quello che a suo tempo provoco' la marcia su Roma -afferma Quagliariello (Pdl) commentando il discorso di Fini- Non si era mai visto che ministri rimettessero il loro mandato nelle mani del presidente della Camera. Fini ha di fatto chiesto l'apertura di una crisi extraparlamentare. Se la sinistra ritenesse che un minino di correttezza istituzionale e' un bene comune farebbe sentire la propria voce accanto alla nostra".
Il discorso di Fini è di un'abiezione politica e morale, da non aver precedenti nella storia republicana, ma è anche il discorso ricattatorio e arrogante di chi sa di avere le "spalle coperte" e Santi in Paradiso, cioè chi, davanti a questa barbarie istituzionale e allo scempio della democrazia,  TACE.
Siamo ai giochi di Palazzo che riportano il Paese alla Prima Repubblica, quella dei governi baleari, degli inciuci e del malaffare, tanto gradito, a chi il potere non può conquistarlo in altro modo: un calderone che imbarca il peggio del peggio della politica italiana. Senza programmi, senza una linea politica comune con Vendola, paladino gay e Casini paladino della famiglia etero, Di Pietro giustizialista, PD, FLI e tutti quelli che riusciranno ad imbarcarsi sull'arca della santa alleanza berlusconiana.
Scipperrano il potere, infischiandosene del voto e della volontà popolare, e del momento storico (con Cina e India che ci soffiano sul collo e la globalizzazione che sta sfasciando l'Occidente), per darci un avvenire d' instabilità, insicurezza e immobilismo politico all'insegna del passato.
Chi pagherà un conto salato, per tutto questo saranno gli italiani.
Orpheus

Pubblicato il 7/11/2010 alle 19.45 nella rubrica Sinistra indegna.

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