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E ogni tanto una di loro torna a sorridere


La sua è una storia di ordinaria ferocia nel mondo islamico, ma con un lieto fine, cosa rara.
Aisha, è stata promessa in sposa a 12 anni ad un talebano (che qui qualcuno ha avuto il coraggio di chiamare "studenti di Dio"), a 16 anni è stata costretta al matrimonio, il "marito" era spesso assente, e la famiglia acquisita la trattava come una schiava nel senso letterale della parola, facendola persino dormire in una stalla con gli animali. Ha tentato così di fuggire, scoperta, è stata condannata da un giudice talebano all'amputazione di naso e orecchie. Ad eseguire la condanna, lo stesso "marito", che l'ha poi abbandonata sulle montagne del sud dell'Afghanistan, dove è stata ritrovata in fin di vita e trasferita a Kabul, grazie all'associazione Women for Afghan Women.
Ecco quanto valgono le donne, per i valorosi "resistenti", che il perfido Occidente combatte in Afghanistan.
Il Time dedicò una copertina al suo viso devastato e ora ha ricevuto il premio, l'Enduring Heart Award appunto, che la fondazione Grossman Burn consegna alle donne coraggiose vittime della barbarie umana. E sarà proprio la fondazione californiana a finanziare l'operazione al naso, per adesso, infatti ha solo una protesi.
Ecco, vedere una di queste povere vittime della barbarie islamica tornare a sorridere fa bene al cuore.
Orpheus

Pubblicato il 13/10/2010 alle 19.1 nella rubrica Diario.

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