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Fini lo spergiuro


“La famiglia Tulliani, su in­sistenza di Elisabetta, in que­ste ore ha spedito a Montecarlo conoscenti fidati: vuole libe­rarsi della maledetta casa nel modo più indolore.” Non lo scrivono né il Giornale, né Libero, né il Tempo. Lo scrive l’inviato di Repubblica, Corrado Zunino, oggi (qui). Ormai anche Repubblica ha rinunciato a chiudere gli occhi di fronte all’evidenza. Ci resta solo Marco Travaglio, ma la sua cecità sta nel suo antiberlusconismo, e quindi è una cecità sorda alla ragione.

Oggi si avvierà il processo che condurrà alla formazione del nuovo partito dei futuristi. Può essere che oggi, o nei prossimi giorni, Fini decida di lasciare lo scranno più alto di Montecitorio, approfittando di questa circostanza. Fingeremo di credergli per amor di Patria.
Ma non è detto che ciò accada. Se così fosse, dovremmo chiamare d’ora in poi Fini con l’appellativo di spergiuro. Fini lo spergiuro. 

Promise di dimettersi di fronte alla verità scomoda. E la verità scomoda è ormai assodata perfino da Repubblica
Che cosa aspetta ancora? 

Se, infatti, Giancarlo Tulliani fosse innocente, non si terrebbe in clausura il cognato di Fini, si organizzerebbe una bella conferenza stampa e si risponderebbe con parole e documenti. Chi è innocente non ha nulla da nascondere.

Lo sa anche Fini. L’inchiesta giornalistica ha compiuto fino in fondo il suo dovere. Il cerino è passato a Fini che deve decidere se consegnarsi alla Storia come il primo presidente della Camera spergiuro. 

Ormai di macchie sulla sua fedina morale ne ha molte. Forse pensa che averne una in più non gli arrechi quel gran danno che si dice, e così fa finta di nulla allo scopo di arrivare all’apertura della crisi con il potere in più che gli concede la carica istituzionale. Ossia quello di suggerire al capo dello Stato (che è obbligato, aperta la crisi, a consultare i due presidenti d’Aula) di dar vita al governicchio per riformare la legge elettorale in senso proporzionale e tornare così ai riti della prima Repubblica, quando il popolo votava ma non decideva niente. 

Vedremo oggi, quando si avvierà il percorso per la formazione del nuovo partito, e nei prossimi giorni, se Fini avrà ascoltato i consigli di alcuni futuristi e si dimetterà, o se prevarrà in lui la faccia tosta. Sono convinto che non arriverà a tanto. Ma se lo tentasse, la maggioranza ha una sola strada da intraprendere: chiederne a voce alta le dimissioni sia per lo scandalo di Montecarlo (ormai provato) e sia per il doppio ruolo che ricopre di attivo capopartito (addirittura è diventato il principale oppositore al governo, nonostante che gli si dichiari amico). 

Se anche in questo caso le dimissioni non verranno, si dovrà disertare la Camera. Guai a consentire a Fini di arrivare alla crisi di governo con in mano il potere che gli concede l’essere la terza carica dello Stato. 

Se ci si accorgerà che Berlusconi  è ancora stordito dal tubare delle colombe, sarà opportuno che Bossi ci dia una mano e faccia cadere il governo. Anche domani.

Riassunto da Bartolomeo Di Monaco

Ho messo questo pezzo perchè sono troppo stanca per scrivere, ma offre alcuni spunti interessanti e condivisibili. In primis, ormai parlare di Fini è come sparare sulla croce rossa. Fini è fini-to per lo meno nel centro destra, se vorrà cambiare casacca e passare all'opposizione, troverà un posto; nel caravanserraglio della sinistra trovano posto tutti. Sbagliato è lasciare la possibilità a Fini e la sua cricca, più altre cricche, di mettere in essere il loro proposito di ribaltone, con la scusa della legge elettorale.

Hanno già il pupo di pezza, da mettere come specchietto delle allodole pro tempore, lasciare che si organizzino è sciocco. Spero che la Lega, a questo punto, faccia cadere un Governo, ormai infiltrato da traditori.

Orpheus

Pubblicato il 6/10/2010 alle 21.54 nella rubrica PDL.

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