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La Coop sempre più islamicamente corretta


La Coop sei tu, ma ultimamente quel "tu" si riferisce sempre più agli immigrati islamici che non a quelli italiani.
Così dopo aver adottato la "macellazione Halal"  e le commesse  velate, in ottemperanza ai dettami coranici, Coop e Conad hanno pensato bene di fare un ulteriore salto di "qualità", e hanno deciso di  sospendere la vendita di alcuni prodotti ortofrutticoli israeliani provenienti da Giudea e Samaria. La motivazione è oscura a dir poco,
di certo acchiappano i classici due piccioni con un fava, far contenti i clienti islamici e ottemperare alla fede "rossa" che è solidale a prescindere con i palestinesi, anche quelli tagliagole e bombaroli.
Detto questo condivido quello che ha detto Frattini: "Scegliere un prodotto sulla base della provenienza e non della qualità rischia di innescare dinamiche di tipo razzista", a maggiore ragione in questo caso, "in cui la questione viene fatta con riferimento ai prodotti israeliani, perché sono ebrei". Tra l’altro, ha sottolineato Frattini, "nei Territori occupati lavorano decine di migliaia di palestinesi, quindi questa iniziativa può incidere sull’economia dei Territori che dà lavoro ai palestinesi".
Io la trovo un'iniziativa "furbetta" sai mai che con il "passa parola" del boicottaggio ai prodotti israeliani, fra la clientela islamica, non aumentano le vendite?
A pensare male si fa peccato, ma spesso s'azzecca, e l'esperienza mi dice, che questi grandi gruppi hanno una sola fede, ed è quella nel dio denaro.
Anche questo è un aspetto a dir poco preoccupante, prodotto da un certo tipo d'immigrazione: avere dei supermercati islamicamente corretti. Il primo step per una società. altresì islamicamente corretta. Peccato che siamo in Italia e non in Egitto.
Un' ultima nota, se gli immigrati islamici, si integrassero veramente, tutti questi accorgimenti non sarebbero necessari.
Orpheus



Pubblicato il 26/5/2010 alle 18.45 nella rubrica Eurabia.

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