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Berlusconi fa lo statista, altri persi in polemichette


Scena uno di un weekend italiano.

Silvio Berlusconi, forte di una linea elaborata con Giulio Tremonti e condivisa da tutto il governo, vola a Bruxelles, fa asse con Sarkozy e convince i partner europei di una linea tempestiva ed efficace per circoscrivere gli effetti della crisi greca, evitando nuovi assalti della speculazione internazionale.
Quattro i punti essenziali: la costituzione di un fondo europeo di salvaguardia, impegno della Bce ad acquistare i titoli dei Paesi in difficoltà (purché, ovviamente, questi si impegnino a rigorose misure di risanamento); emissione potenziata, da parte della stessa Bce, di eurobond; novità sul fronte del rating, che non può rimanere ostaggio delle insondabili volontà di tre agenzie private.
Scena due dello stesso weekend italiano.
Walter Veltroni torna in campo, in un seminario di corrente, a Cortona, e attacca a testa bassa Bersani e D’Alema. Motivi del contendere? Sì o no all’alleanza con l’Udc, e il modello di partito più auspicabile per il Pd.
Scena tre. Ad una osservazione assolutamente sennata e ragionevole, animata da totale buon senso, di Gaetano Quagliariello, il quale ha fatto notare che sarebbe lunare consentire a quattro-cinque tenutari di talk-show di “pompare” nuove formazioni politiche per via televisiva, attraverso il “format” della rissa tra esponenti del Pdl, fa seguito una serie di reazioni - politiche e giornalistiche - stizzite e rabbiose.
Scena quattro. A quaranta giorni dal successo elettorale, la situazione nel Lazio appare in alto mare, tra la comprensibile irritazione della neopresidente della Regione, il tira e molla dei partiti vogliosi di assessorati, le rivendicazioni locali e localistiche dei rappresentanti dell’una o dell’altra provincia.
Chi scrive ama la politica, e sa bene che essa non è fatta solo di grandi idee e di grandi scenari, ma pure di un faticoso e non sempre gratificante lavoro di bottega.
Tutto giusto, per carità: però c’è un limite.
E non sfugge a nessuno la distanza che passa tra la dimensione da statista in cui Silvio Berlusconi è riuscito a muoversi, e - invece - le polemichette modeste in cui sembrano intrappolati troppi altri protagonisti della scena italiana. Sarebbe anche loro interesse darsi obiettivi più ambiziosi: altrimenti, poi, non avranno il diritto di sorprendersi se gli italiani continueranno a preferire Berlusconi rispetto al (semi)vecchio e (semi)nuovo personale politico di sinistra, di destra e di centro.
Da Legnostorto
Il salvataggio della Grecia e la creazione di un fondo di 750 milioni di euro con l'obiettivo di difendere l'euro "costi quello che costi” ha come secondo, ma non per importanza,  obiettivo, "stangare" la speculazione che da settimane punta sul fallimento di un paese membro della zona euro.
Le borse ne hanno grandemente beneficiato e Napolitano ha elogiato il Governo.
Orpheus

Pubblicato il 11/5/2010 alle 0.2 nella rubrica PDL.

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