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Quando il burqa è della mente


Amel è una bella tunisina di 26 anni, è quindi nel pieno della sua giovinezza, le ragazze alla sua età, escono, lavorano o studiano, vanno dal parrucchiere, in palestra, al ristorante, al parco, al cinema e in discoteca, si truccano, si vestono come vogliono.
Amel vive a Novara ed esce di casa SOLO UNA VOLTA ALLA SETTIMANA per andare in moschea, persino per la spesa, ci pensa il marito-padrone, e quando esce in quell'unica occasione, la sua prigione è fatta di stoffa, la giovane indossa il niqab, il velo nero che l'avvolge da capo a piedi, con un'unica feritoia per gli occhi, e guanti neri.
Durante una delle sue camminate per andare in moschea è stata multata come prevede l'ordinanza sindaco Massimo Giordano che vieta di girare coperte nei luoghi pubblici.
Ebbene Amel ha protestato perchè per questa violazione alla sua "libertà": "Io, nel mio Paese, vado vestita come voglio. Qui, invece, non capisco bene come mai se la sono presa proprio con me" (...) "Voglio la mia libertà".
Quale quella di vivere prigioniera in due stanze mal arredate, con un computer, sul quale cercare ricette i cucina?
Quale quella di negare la sua femminilità, persino la sua identità e vivere in totale dipendenza del marito-padrone?
Queste ragazze non indossano solo il burqa, lo hanno inculcato nella loro mente. Vengono plagiate, fin dalla più tenera età, per diventare schiave dell'uomo.
Inaccettabile sono tutti i punti di vista, in un paese che si reputi CIVILE.
Orpheus

Pubblicato il 5/5/2010 alle 20.8 nella rubrica Islam.

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