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Il processo desaparecido di Antonio Bassolino e la censura della sinistra


Ci sono intercettazione che non provano nulla di penalmente rilevante, nemmeno dal punto di vista morale, che però fanno strappare le mutande di dosso (mi si perdoni la metafora) ai soliti ipocriti sepolcri imbiancati della sinistra, Bersani in primis. Il quale proprio oggi, con grande sprezzo del ridicolo ci ha fatto sapere che a 15 anni era a spalare fango a Firenze, peccato che poi la vanga negli anni a venire, l'abbia  ben riposta e mai più adoperata.
Bene questo "signore" che chiede le dimissioni di Bertolaso se ne guarda bene, dal chiederle ad Antonio Bassolino. Forse perchè Bassolino é del Pd? Forse perchè del processo in atto, NESSUNO e sottolineo NESSUNO parla?
Per forza alzano il ditino e danno lezioni, le loro schifezze, le tengono ben nascoste, grazie alla censura che la sinistra attua sui media nazionali. E già che ci siamo, le regioni più corrotte sono proprio quelle rosse: Toscana, Campania, Emilia Romagna, Liguria. Questo ha detto la Corte dei Conti, ma naturalmente gran risalto solo al fatto che nella black list, c'è anche la Lombardia.

Vergogna, Vergogna, Vergognatevi!!!


L'articolo che segue é Dimitri Buffa, purtroppo per la vergognosa sinistra esiste Facebook

Volete conoscere cosa succede al processo contro Antonio Bassolino e i vertici della Impregilo a Napoli?
Niente paura, basta avere un computer, dilettarsi di social network come “facebook” e imbattersi nel blog di tale Antonio Troìa e sarete soddisfatti. Se invece aspettate la tv, i programmi di approfondimenti e i grandi quotidiani nazionali potrebbe esserci qualche problema in più a trovare tracce di questo “processo desaparecido”.
Si discute tanto di “mani pulite due”, si esaltano i magistrati che indagano sulle tangenti, si fanno fare passerelle televisive tutti gli anni alle denunce di repertorio della Corte dei Conti.
Poi inspiegabilmente ci sono storie, scoppiate con gran fragore anche giudiziario, come la “munnezza” di Napoli e il processo in corso al governatore in carica del Partito democratico Antonio Bassolino e ad altri 27 imputati, tra cui i vertici della Impregilo, per reati che vanno da dalla frode in pubbliche forniture alla truffa aggravata ai danni dello Stato, al falso e all’abuso d’ ufficio, che finiscono di fatto nel dimenticatoio.
Manco a farlo apposta non riguardano il premier in carica.
Finiscono nel dimenticatoio o c’è per caso qualcuno che le vuole confinare in un angolo oscuro della coscienza collettiva?
La storia ha dell’incredibile e i politici ancora straparlano di “trasparenza” dovrebbero leggersela: dopo che al termine dell’ultima udienza preliminare sull’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campania, il gup Marcello Piscopo, era il 28 febbraio del 2008, anno bisestile, aveva rinviato tutti a giudizio , la cosa sui giornali è praticamente finita lì.
Il processo aperto il 24 maggio 2008 davanti alla quinta sezione del Tribunale di Napoli, presidente Clara Donzelli, si svolge in pratica a porte chiuse.
Nel senso che sebbene teoricamente il pubblico, e ovviamente i giornalisti, i fotografi, gli anchor man televisivi e quant’altri, siano legittimati ad assistervi, non sono invece ammesse in aula le macchine fotografiche, i microfoni, i registratori e le telecamere . E questo non per volere degli illustri imputati, che non poterebbero opporsi neanche se volessero perché il codice di procedura penale non glielo consente.
Ma per decisione straordinaria, nel senso che non era mai successo prima, della procura generale di Napoli. Decisione apparentemente legata a tematiche di sicurezza attinenti l’aula bunker di Poggioreale. Problematiche mai venute fuori prima , si badi bene, neanche nei processi alla camorra.
Cosa più unica che rara, neanche Radio radicale può trasmettere le udienze.
E la cosa non ha precedenti da 30 anni a questa parte. Il rinvio a giudizio riguarda anche le “persone giuridiche” ovvero le società Impregilo, Fibe, Fisia Italia Impianti, Fibe Campania e Gestione Napoli. Le società sono andate a giudizio per illecito amministrativo.
Il 28 febbraio di quasi due anni orsono si sparse anche la notizia che qualora si fosse andati al processo il legale della Regione, costituitasi parte civile, avrebbe richiesto il sequestro dei beni degli imputati. Così non è stato. Anzi questi imputati stanno cercando di fare sì che si plachi la tempesta, piegandosi come gli “iunchi” dei proverbi di mafia che Leonardo Sciascia citava nelle proprie indimenticate opere letterarie. Aiutati in ciò dalla inspiegabile decisione della procura generale di Napoli il cui responsabile attuale è Vincenzo Galgano.
Conseguenza di ciò?
In quasi due anni di udienze, a parte alcune cronache delle pagine locali di “Repubblica”, o di giornali regionali come il “Roma”, quasi niente di questo processo è finito sulle pagine dei quotidiani nazionali. Ed è singolare che questa nuova forma di “censura processuale” continui anche in queste settimane in cui non si fa che parlare di corruzione.
Per la cronaca, chi volesse essere aggiornato su quanto accade in aula ha un’ultma risorsa: iscriversi al social network “facebook” e poi divenatare membro del gruppo che si chiama “Non censurate il processo Bassolino! http://apps.facebook.com/causes/211725?m=ff3658aehttp://apps.facebook.com/causes/211725?m=ff3658ae> , che è in realtà una delle “causes” di un tale Antonio Troìa aperte appunto circa due anni fa. Da lì possiamo apprendere che la prossima udienza ci sarà il 10 marzo e che l’ultima si è svolta il 10 febbraio scorso.
E che in questa occasione è stata sentita la teste Paola Muraro che ha continuato la dramamtica deposizione iniziata il 21 gennaio scorso quando raccontò ai giudici come certe imprese avessero avvelenato i terreni in Campania spacciando i rifiuti pericolosi come frazione organica stabilizzata, il famoso “compost” o Fas che dir si voglia. Insomma la storia delle eco balle, dove a quanto pare ci sono più “balle” che ecologia. “Nel 2004 – si legge nel resoconto dell’udienza contenuto nel blog di Trìa su facebook - i sopralluoghi su Caivano, voluti dalla Muraro, erano fatti sempre con estrema diffocoltà. Pompili non permetteva di visionare l'impianto, doveva intervenire sempre Cattaneo come intermediario. Probabilmente secondo la Muraro c'erano queste difficoltà perchè lei riferiva direttamente a Cattaneo l'operato nell'impianto e che mancava il controllo finale della FISIA.”
Domanda: l’Italia può permettersi di appaltare l’informazione su questo processo a qualche volenteroso turista giudiziario che poi si diletta a scrivere su facebook?
 
Incredibile ma vero dover ricorrere a Facebook, per sapere del processo di Bassolino.
Ho l'impressione che questo paese sia sempre più somigliante alla Cina comunista e alla  vecchia "cara" Unione Sovietica.
Orpheus

Pubblicato il 19/2/2010 alle 22.5 nella rubrica crimini e censura rossa.

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