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Eluana un anno dopo


Non ho dimenticato Eluana, un anno fa, il nove febbraio 2009 moriva, vittima sacrificale di una società che impone come modello la “perfezione” fisica e scarta tutto ciò che se ne allontana. Una società dell’apparire, politicamente corretta ma crudelmente insensibile, che discrimina fino a negargli la vita, proprio chi è più debole e indifeso.

Eluana è stata messa a morte, togliendole acqua e cibo ricordiamolo, da un provvedimento della magistratura basato principalmente su due assiomi: il primo verte sul fatto che Eluana era in stato di coma “irreversibile” e  il secondo che senza una “pienezza di facoltà motorie e psichiche» quella di Eluana era una "vita non degna di essere vissuta".

A smentire il primo punto è una ricerca fatta su un paziente in stato vegetativo, incapace di emettere suoni e persino di sbattere le palpebre, che riesce comunicare con i medici. Lo hanno allenato a evocare due immagini mentali - una partita a tennis o una passeggiata in ambienti familiari - e a utilizzarle alternativamente per rispondere in modo affermativo o negativo a domande personali, ad esempio sulla composizione della sua famiglia.  Inoltre in Belgio, un giovane in stato vegetativo persistente a seguito di un incidente d’auto, si è risvegliato dopo 23 anni (cinque più di Eluana), ciò non sarebbe accaduto, se lo avessero fatto morire per il suo "bene".

Il secondo punto é smentito dal buonsenso, ultimamente smarrito nella melassa finto-buonista del politically correct, la deriva di "quantificare" la qualità della vita, e su quando sia degna di essere vissuta, può portare a estreme conseguenze. Chi lo decide? Chi pone i parametri? La legge?

I giuristi nazisti,negli anni trenta coniarono il termine "lebenesunwertes leben"  (la vita non più degna di essere vissuta) il Führer in persona il 1 settembre 1939 diede avvio a quel mostruoso programma di estendere le competenze di alcuni medici da loro nominati, autorizzandoli a concedere la morte per grazia (Gnadentod) ai malati considerati incurabili secondo l'umano giudizio, previa valutazione critica del loro stato di malattia". Tale provvedimento acquisiva effetti giuridici attraverso la nota in calce per “presa visione” del Ministro della Giustizia del Reich Franz Gürtner, giurista noto per il suo puntiglioso legalismo borghese. Spesso le aberrazioni possiedono i crismi della formalità e della legge.

E fu un massacro di innocenti colpevoli di non essere "perfetti" secondo gli standard della razza ariana.

Il caso Englaro è di una gravità inaudita perchè il potere giudiziario ha conferito il formale avvallo dello Stato alla morte di un innocente incapace di difendersi e di far valere le proprie ragioni, sulla base del principio per cui "una vita è degna solo se vissuta con pienezza di facoltà motorie e psichiche".

Conviene meditarci ancora, un anno dopo.

Orpheus


 

Pubblicato il 9/2/2010 alle 10.45 nella rubrica Etica e religione.

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