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In Iran é iniziata la carneficina dei dissidenti politici


Arash Rahmani Pour e Mohammad Ali Zamni  sono stati impiccati a Teheran , dopo un processo iniquo con l’accusa di essere “mohareb”, “nemici di Dio”.
Né assassini, né stupratori e nemmeno adulteri, ma "nemici di Dio",  perchè  agognare la libertà, aspirare  alla democrazia, equivale ad un "comportamento ostile a Dio" in Iran e porta alla forca. Un'accusa
orrenda, intollerabile, come può esserlo un reato d'opinione di tale portata e conseguenze, ma anche uno strumento repressivo letale: non necessita infatti di prove materiali, basta anche una "confessione" come quella di Arash costretto a dichiarasi colpevole "per salvare la propria famiglia dalle gravi ritorsioni che erano state minacciate dagli inquirenti” come ha dichiarato la sua avvocatessa. E se non sono le minacce, é la tortura a procurare "confessioni spontanee" agli aguzzini.
Altri nove giovani si trovano in attesa di esecuzione dopo essere stati condannati in processi-farsa, mentre numerosi imam, tra cui i mullah Khatami e Jannati incitano pubblicamente il governo a "impiccare in pubblico i ragazzi e le ragazze MOHAREB che scendono in piazza e scandiscono slogan contro la santa repubblica islamica".

Questi ragazzi lanciano il loro grido di allarme contro la nuova ondata di esecuzioni e sollecitano un intervento tempestivo di tutti coloro che hanno la facoltà di agire contro tali crimini, chiedono all'Occidente di non voltare la testa dall'altra parte, di non lasciare che si consumi l'ennesimo bagno di sangue innocente, chiedono a noi di non rimanere in silenzio, perchè mai come in questo caso il silenzio uccide.
Orpheus


Pubblicato il 31/1/2010 alle 18.40 nella rubrica Diritti Umani.

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