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Il Coraggio di Carmela

 

Il coraggio di Carmela dovrebbe essere il coraggio di tutti i siciliani e di tutti coloro che vivono “schiavi” della criminalità organizzata nel meridione. Di quell’Italia del Sud,  dove la natura è di una bellezza che rapisce l’anima e il calore della sua gente ti fa sentire sempre a casa,  ma che la mafia inquina in tutti i modi in cui è possibile farlo.

La vicenda di Carmela deve essere raccontata perché è una storia di crescita interiore, libertà e di giustizia,  tutte cose indispensabili per un sud libero e un’Italia veramente unita.

Carmela Iuculano, siciliana di 36 anni che si è ribellata ad un destino di moglie del boss, complice del marito, ricca e “rispettata”, per “cambiare il mondo”, come sognava da bambina.

Ha cambiato il suo di mondo, sfidando Cosa Nostra ha spedito in galera un intero clan mafioso marito compreso, e adesso vive sotto protezione, occupandosi di anziani e facendo la collaboratrice domestica. Ai suoi figli scrive “Cari figli miei, non lasciatevi mai comprare dal denaro, non permettete a nessuno di calpestare la vostra dignità, regalate la vostra anima solo a Dio, non abbandonate mai i vostri sogni, perseguiteli sempre”.

Raccontando la storia della sua vita, Carmela  è un esempio per chi vive a stretto contatto con i boss mafiosi, a cui chiede d’intraprendere la strada difficile e pericolosa della ribellione al crimine organizzato, chiede di rompere il muro del silenzio che uccide, come fecero, anche Serafina Battaglia, prima donna di mafia a spezzare il muro dell’omertà per vendicare l’assassinio del figlio Salvatore. Rita Atria, che a soli 17 anni divenne testimone di giustizia e che si suicidò per la morte del giudice Paolo Borsellino.  Giusy Vitale, detta “Lady mafia”,  primo “boss in gonnella” e primo pentito donna. 

Ma l’esempio di Carmela  va oltre il problema del sud, è un esempio che chiunque dovrebbe seguire, per cercare, non di cambiare il mondo, ma di renderlo un posto migliore, ponendo riparo alle piccole ingiustizie, che sommate, diventano pesanti come macigni. L’indifferenza, l’appiattimento ai diktat di una società senza scrupoli e senza morale,  rende tutti schiavi, anche se non ce accorgiamo.

Raccontare la storia di queste donne coraggiose è un dovere morale, perché è vero che il silenzio uccide, in primis le coscienze.

Orpheus

Pubblicato il 23/1/2010 alle 17.18 nella rubrica cronaca.

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