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Almas e le altre 2000 "spose bambine" vittime della sharia in Italia


La storia di Almas l'adolescente pakistana salvata da un destino infame, è da raccontare. La povera ragazza pakistana, rapita dal padre non ha fatto la fine di Hina o Sanaa, per un miracolo, quello che ogni tanto salva un innocente da una fine orribile, ma che è l’eccezione che conferma la regola. Almas era ospite in un centro d’accoglienza dove aveva trovato protezione, quando in Aprile il “padre” l’aveva mandata all’ospedale a suon di botte, perchè colpevole di amare la vita, di vestire all’occidentale e di essersi addirittura iscritta a Facebook. In due parole: "essere integrata". Lei voleva essere come i suoi coetanei italiani di 17 anni e del Pakistan, e delle sue barbare tradizioni, non ne voleva sentire parlare. Ecco la ragione delle botte e del rapimento concertato dal padre e dalla madre, che, in quanto donna, avrebbe dovuto essere dalla parte della ragazza, e invece, come il marito è una fanatica integralista. Almas è stata infine liberata, non dovrà sposare a forza un estraneo, che la violenterà e la renderà una schiava, è stata fortunata lei.

Ma  sono migliaia le ragazze, come lei  nei paesi Occidentali,  che non hanno avuto la sua fortuna. In Italia il Centro nazionale di documentazione per l’infanzia, ha fatto una stima di circa 2000 “spose bambine”  l’anno. La maggior parte, se non tutte, fanno una brutta fine, a meno che non si intervenga a salvarle, come è successo venerdì scorso, su segnalazione dell’associazione Donne marocchine in Italia, alla 17enne di Novara, con una figlia di 4 mesi, moglie maltrattata di un “matrimonio combinato”. Ora si trova in una comunità di Roma. A denunciare la situazione è stata una vicina di casa. Lei non era riuscita, non sapeva neppure a chi rivolgersi.

Ecco, prima di pensare a dare cittadinanza e voto, agli animali che vessano, rapiscono, maltrattano e ammazzano queste povere ragazze, solo perché hanno un lavoro fisso e sono in Italia da qualche anno, si provveda, Caro Presidente della Camera,  ad attuare politiche più incisive per contrastare tale aberrante fenomeno.

L’integrazione, passa attraverso queste ragazze, che vogliono vivere come noi, e non da un pezzo di carta con su scritto “cittadino italiano”.

Orpheus

Pubblicato il 22/1/2010 alle 17.3 nella rubrica Etica e religione.

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