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Lo stato di salute della libertà religiosa nel mondo


Quasi del tutto ignorato dai media, il rapporto annuale sulla libertà religiosa (Annual Report on International Religious Freedom per il 2009), aggiornato al 30 giugno scorso e, che prende in considerazione la situazione in 198 Paesi e territori per un periodo di dodici mesi.
Il perché di questa indifferenza mediatica sul rapporto, è facilmente intuibile, meno se ne sa di libertà religiosa nel mondo, più è facile far digerire l’islam, alle popolazioni autoctone. Meno la gente ne ha paura, o ne è indispettita.
Perché mentre  noi costruiamo moschee e minareti, in nome di tale libertà, nel mondo viene violata allegramente dai paesi islamici (e non solo, anche da quelli comunisti).
Ma vediamo qualche dato in dettaglio, qui l’analisi completa.
Una sezione del rapporto tratta di quei Paesi in cui le violazioni della libertà religiosa sono state significative. Tra questi figura l’Afghanistan, dove l’Islam è la “religione di Stato”  “nessuna legge può essere contraria alle credenze e ai dettami della sacra religione dell’Islam” (leggi sharia). Persecuzioni, quindi per gli infedeli e per chi si converte.
In Egitto, a parole la Costituzione afferma la libertà religiosa, in realtà il Governo impone delle restrizioni all’esercizio di tale diritto e avalla la persecuzione dei non islamici, non punendo gli autori di tale violenze. Questa pratica, aggiunge il rapporto, ha contribuito all’emergere di un clima di impunità che ha incoraggiato la reiterazione delle aggressioni.
Idem per i Pakistan dove l’inazione del Governo ha prodotto intolleranza religiosa, azioni di violenza e intimidazioni contro le minoranze religiose.
Sia l’Iran che l’Iraq sono messe in evidenza nel rapporto come Paesi problematici sul piano della libertà religiosa. In Iran il Governo risulta aver attuato il divieto di proselitismo nei confronti di alcuni gruppi cristiani attraverso una stretta sorveglianza delle loro attività
chiudendo alcune chiese e arrestando i convertiti al Cristianesimo.
In Iraq l’esistenza di garanzie costituzionali risulta essere elusa da violenze dei terroristi e dalle bande di criminali che restringono fortemente il libero esercizio della religione e rappresentano una significativa minaccia contro le vulnerabili minoranze religiose del Paese, dichiara il rapporto.“Sono pochi i responsabili delle violenze commesse contro i cristiani e altre minoranze religiose del Paese ad essere stati puniti”.
Anche l’India, dove si sono verificati numerosi episodi di violenza contro i cristiani, è oggetto del rapporto sulla libertà religiosa. Gli estremisti religiosi hanno fatto registrare numerose aggressioni in tutto il Paese nell’arco del periodo preso in esame dal rapporto. Il Dipartimento di Stato menziona l’ondata di violenze degli estremisti islamici, dell’agosto 2008 a Orissa, dove, secondo dati ufficiali, 40 persone hanno perso la vita e 134 sono rimaste ferite.
In generale i cristiani e gli aderenti alla fede bahai sono oggetto di discriminazioni individuali e collettive in molte aree del mondo, afferma il rapporto. Un esempio citato è quello di una sentenza giudiziaria che ha condannato un sacerdote copto a cinque anni di lavori forzati, per aver celebrato il matrimonio tra una persona copta e una convertita dall’Islam che avrebbe presentato documenti d’identità falsi.

La mia domanda è una sola, tutti gli immigrati che provengono dai paesi, dove vige il “dagli al cristiano”, potranno mai veramente integrarsi e accettare la convivenza con una religione, così esecrata nei loro paesi d'origine?

Pubblicato il 19/12/2009 alle 15.7 nella rubrica Etica e religione.

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