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I Pm all'attacco di Berlusconi e Dell'Utri, fra patacche e pentiti ad hoc


Più che un processo, quello di Dell’Utri, sembra uno spettacolo d’illusionismo, con i

Pm che tirano fuori dal cappello: patacche e pentiti dell'ultima ora per riuscire dove fin’ora la magistratura ha clamorosamente fallito: incastrare Berlusconi per le stragi di mafia, avvenute quando ancora, il Cavaliere, era un semplice imprenditore.
La patacca si basa sulla presunta e mai dimostrata “liasion dangereuse” fra l’ex colonnello del Ros, Mario Mori (la cui carriera è stata infangata all’uopo) e Berlusconi. Il Premier si sarebbe servito di Mori per allacciare rapporti con la mafia e incassare quattrini sporchi, per la sua discesa in campo. Avrebbe, in un secondo tempo, ricompensato Mori, nominandolo direttore dei servizi segreti civili (Sisde). Per provare questo patto mafioso, le procure che hanno indagato per anni sui mandanti occulti delle stragi arrivando a incriminare Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri (entrambi sono stati prosciolti e archiviati nel maggio del 2002 NdR) si sarebbero basate su un atto clamorosamente falso: la celeberrima informativa Dia del 10 marzo 1999 nella quale si specificava che il fratello di Mario Mori, indicato con il nome di Giorgio, era socio di Paolo Berlusconi (nella società Coge che aveva interessi in Sicilia.
La Dia ha comunicato ufficialmente di non avere MAI fornito informative del genere ai pm. E aggiunge di aver specificato già all’epoca, quello che recentemente è stato ribadito e cioè che il Giorgio Mori, socio della società Coge (citato nell’informativa finita nel processo a Berlusconi e Dell’Utri) non c’entrava assolutamente nulla con il fratello dell’ex colonnello Mori, che di nome fa Alberto. Salta quindi il collegamento fra Mori e Berlusconi e Dell’Utri e quindi  anche la teoria che Mori potesse essere stato “ambasciatore” di costoro nel rapportarsi con gli uomini di Cosa nostra. Come dimostrato prima da Mario Mori al processo sui presunti favoritismi e ora dalla Dia, quel collegamento non è mai esistito ma qualcuno ha lasciato intendere che fosse invece riscontrato: chi e perché?
Non è difficile da capire, né chi e né il perchè:vogliamo far fuori Berlusconi con l'arma giudiziaria.
Fallita la linea delle patacche, dal cappello delle procure è uscito il pentito ad hoc, Gaspare Patuzza per inchiodare Dell’Utri a una condanna che si prospettava molto ardua da ottenere, per vie “normali”.
Spatuzza, testimone dell’ultimo minuto, sembra essere esortato dai PM a "confessare" la favoletta di Berlusconi e  Dell’Utri referenti politici della mafia, in Sicilia.

Pensare che un bel video con tanto di audio di Vladimiro Crisafulli, attuale Senatore del PD della corrente D'Alemiana,  potrebbe fare luce sui  veri referenti politici della mafia in Sicilia. Ma che volete in quel caso, anche se Crisafulli, intrattenne un colloquio d’affari con il boss della cosca di Enna, Raffaele Bevilacqua, uomo vicino a Bernardo Provenzano, (filmato e registrato) lo ribadisco, il pm ne ha chiesto e ottenuto l’archiviazione perché quel colloquio non portò benefici a “Cosa Nostra”
Con simili pm, si potrà mai sperare di liberare quelle zone dal cancro della malavita organizzata? ça va sans dire: NO. MAI. In compenso la sinistra prima o poi riuscirà a liberarsi dell'anomalia Berlusconi.
E il Popolo Italiano deve fare i conti con una giustizia che funziona peggio di quella del Gabon e dell'Angola...su 181 paesi considerati, l'Italia si piazza al 156° posto.
Orpheus


Pubblicato il 31/10/2009 alle 11.57 nella rubrica Berlusconi persecuzioni sinistre.

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