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Riabilitata la memoria di Fabrizio Quattrocchi: non fu un mercenario


Ancora oggi quando ripenso a Fabrizio Quattrocchi mi commuovo, per la  sua morte iniqua , per il suo coraggio che ha reso orgogliosi gli italiani migliori, non é da tutti guardare in faccia la morte e dire: “Vi faccio vedere come muore un italiano”.

Perchè
  Fabrizio era in ginocchio ma la sua forza non è stata piegata, perché era legato ma é morto da uomo libero, perché aveva gli occhi bendati ma la sua anima guardava lontano, al Paese che non avrebbe mai più rivisto.
 Mi commuovo per il vilipendio alla sua memoria, per le infami ingiurie e prese in giro che hanno calpestato non solo il suo ricordo, ma anche il dolore dei suoi familiari; uno spettacolo ripugnante portato avanti da vigliacchi che hanno attaccato chi non poteva più difendersi dai loro veleni (e perché poi? per la pace? Sono gli stessi che hanno votato e votano per D’Alema, responsabile dei bombardamenti italiani sui civili di Belgrado).
Sono quindi felice della sentenza che riabilita la memoria Fabrizio, stabilendo che  non fu un mercenario: “Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino, svolgevano, hanno affermato i superstiti, attività di security: non azioni di guerra ma sicurezza personale. Non mercenari ma guardie del corpo. Il servizio, hanno detto, si svolgeva all’interno dell’albergo Babylon o come guardie del corpo nelle trasferte. Per definire i mercenari, soldati senza divisa al soldo di uno Stato estero, la legge italiana indica alcuni requisiti, come, ad esempio, quello di partecipare a “incursioni dirette a mutare l’ordine costituzionale di un Paese”.
Svolgeva un lavoro, pericoloso quanto si vuole, ma un lavoro di protezione, non ha mai ucciso nessuno, non ha mai nemmeno SPARATO contro nessuno eppure é stato giustiziato dai terroristi islamici.
Non si meritava la fine che ha fatto e men che men gli insulti alla sua memoria.
Vorrei tanto che i parenti di Fabrizio, sapessero che la maggioranza di questo paese lo ricorda come un eroe. Perché è un eroe chi saluta la morte onorando la Patria, chi  la saluta insegnando agli integralisti islamici che anche un “infedele” può morire con dignità e coraggio.
E mai dimenticheremo di ringraziare Fabrizio per quella bellissima frase che in pochi secondi ha colmato il vuoto di decenni di insulse baggianate ideologiche, di falso pacifismo, di fariseo buonismo.
Le parole della minoranza ipocritamente corretta non contano, sono le parole di chi applica la regola della“doppia moralità”: una per gli amici e una per i nemici.
Fuffa e nulla più.
Orpheus
 


Pubblicato il 14/10/2009 alle 14.51 nella rubrica Etica e religione.

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