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Il burqa del crimine


Burqa e niqab non sono solo strumenti di sottomissione e annullamento della donna islamica, ma costituiscono anche, per la comunità,  dei veri e propri pericoli legati alla criminalità e al terrorismo.
Lo spiega molto bene Daniel Pipes nel suo articolo. In Giordania negli ultimi due anni 50 persone hanno commesso 170 crimini indossando indumenti islamici, all'incirca un episodio ogni quattro giorni, un'ondata di crimini che ha indotto qualche giordano a chiedere delle limitazioni all'uso o perfino il divieto di far indossare questi copricapo islamici.
Anche i Paesi occidentali denunciano innumerevoli crimini legati alla pratica di indossare questi indumenti. Rapine, omicidi, rapimenti tutto e più facile e sicuro con il corpo intabarrato in quegli informi pastrani. L'uomo che ha rapito la quattordicenne Elizabeth Smart l'ha costretta a indossare un indumento simile al niqab che l'ha celata alla vista altrui per nove mesi.
Dal versante del terrorismo la situazione è ancora peggiore, i talebani lo usano per nascondere armi e bombe ed è spesso adoperato negli attentati suicidi che causano vere e proprie stragi fra i civili. Anche in Iraq e Pakistan la tecnica è apprezzata dai terroristi jiadisti. Persino fra gli attentatori di Mumbai (circa 200 morti) c'era una misteriosa donna in burqa. Altrove, altri episodi riguardano un attacco sferrato contro turisti francesi in Mauritania ed uno con cocktail Molotov in Bahrein.
Tutto ciò dimostra quanto sciocco e pericoloso sia permettere l’uso di simili indumenti nei nostri Paesi. Purtroppo anche in questo caso i soliti “progressisti” e multiculturalisti, quelli che pontificano di chissà quali vantaggi nella società multiculturale (anche se proprio non capisco come si possa definire cultura questo triste corollario della società islamica), si scagliano contro chi vieta l’uso di burqa, niqab e infine burkini, tacciandolo d’ignoranza, stupidità, razzismo e blablablabla…

Proprio a causa di quest’ultimo è nata una diatriba fra un sindaco leghista che ne ha vietato l’uso in piscina (per ovvie norme igieniche), ma anche nei luoghi pubblici (fiumi ecc.), e le solite anime belle, che hanno lanciato la prevedibile provocazione beota: tutti in burkini a Varallo.
Ha risposto bene il sindaco a questi cervelloni che si prostrano davanti alle usanze più anacronistiche, misogine e discriminatorie, spacciandole per kultura: “Se proprio hanno coraggio, vadano a fare il bagno in due pezzi, in un paese islamico”…fossero scemi, la nostra cultura in quei paesi è considerata oscena e diabolica, e chi osa mostrare un pezzo di pelle in più, rischia non una multa, ma un linciaggio.
Orpheus

Pubblicato il 2/9/2009 alle 20.24 nella rubrica Islam.

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