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Cronaca di un massacro annunciato: il regime affila la scure


“Chiunque prende le armi per combattere contro il nostro popolo si merita l’esecuzione - avverte Khatami - per questo chiediamo al potere giudiziario di fronteggiare i capi dell’opposizione e i responsabili di tutte le violazioni, di infliggere una spietata lezione a tutti coloro che sono appoggiati da Stati Uniti e Israele”.

Parole che pesano come macigni e che hanno un solo significato la persecuzione, la tortura e l’impiccagione di migliaia di ragazzi iraniani pronti a morire pur di non perdere la speranza di un Iran libero.
Fin dove si spingerà il regime e cosa succederà a chi ha osato ribellarsi è sintetizzato dalle foto che ho messo.  Sono scioccanti lo so. Si fa fatica a guardarle, ma è l’inferno in cui saranno catapultati i ragazzi insorti.
Bisogna mostrare senza reticenze di cosa sono capaci i boia iraniani, perché nessuno possa illudersi sulla sorte di coloro che sono scesi in piazza.
Le torture di Abu Graib che hanno fatto inorridire il mondo sono nulla a confronto, perché al mondo non é mai stato mostrato cos’è la tortura nei paesi islamici.
E L’Iran è  fra i peggiori da questo punto di vista.
Ci saranno rastrellamenti a tappeto e torture inimmaginabili, gli arrestati crolleranno perché nessuno può resistere a quel dolore inflitto con inumana ferocia, e denunceranno altri, in una catena che non finirà fino a quando l’ira degli ayatollah non l’avrà vinta sulla volontà dei giovani.
Vi pare impossibile? Non lo è, perché la paura di atroci sofferenze e della morte fiaccherà anche i più forti. E’ con il terrore che gli ayatollah da trenta anni, tengono in ginocchio il popolo iraniano.
Il ragazzo della foto si chiamava Shovan Seyed Ghader e apparteneva a un gruppo politico-etnico è stato arrestato dalla milizia iraniana nel luglio del 2005, torturato in modo orrendo ed infine è morto sotto tortura.
Neda a confronto è stata “fortunata”, se non altro perché non è morta invano, è diventata un simbolo, il simbolo della lotta dei giovani iraniani contro la tirannia.
Del povero Shovan nessuno, tranne pochi, ha mai saputo niente.
Dal canto suo la comunità internazionale non sembra intenzionata a prendere serie misure contro l’Iran e continua nell’imbelle politica delle proteste  proforma il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ha detto che gli Stati Uniti "hanno visto gli inizi del cambiamento" in Iran, ma non danno l'appoggio alle richieste di uno sciopero generale. "Penso - ha spiegato Gibbs - che i manifestanti abbiano ottenuto qualcosa, hanno attirato l'attenzione su quel che sta succedendo in Iran".
Cioè hanno ottenuto di farsi ammazzare? E gli USA continuano a proporre un dialogo? Al quale Ahmadinejad, come da copione risponde in modo arrogante e villano.
E sul versante europeo la musica cambia di poco, niente documento unitario di condanna dopo il "niet" di Mosca.
Cosa si possa fare per aiutare il popolo iraniano proprio non lo so.
Possiamo solo impedire che sulle sue sofferenze cada l’oblio.
Orpheus

Pubblicato il 27/6/2009 alle 18.52 nella rubrica Diritti Umani.

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