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Due lettere per Neda e il popolo iraniano


Neda é diventata il simbolo della resistenza del popolo iraniano, in rete ho trovato due lettere per lei, che rappresentano in qualche modo il sunto di tutto quello che é accaduto in questi giorni.
La sofferenza di un popolo nelle parole della sorella di Neda, in piazza accanto a lei per reclamare la sua libertà:
 Ieri avevo scritto un breve appunto perché avevo un'idea fissa: 'domani sarà un grande giorno [alla manifestazione] , ma io potrei essere uccisa...'
Invece ora io sono qui, viva, e a essere uccisa é stata mia sorella.
Sono qui a piangere mia sorella morta tra le braccia di mio padre.
Io sono qui per raccontarvi quanti sogni coltivava mia sorella...
Io sono qui per raccontarvi quanto fosse una persona dignitosa e bella, mia sorella...
Sono qui per raccontarvi come mi piaceva guardarla quando il vento le agitava i capelli...
Quanto volesse vivere a lungo, in pace e in eguaglianza di diritti....
Di quanto fosse orgogliosa di dire a tutti, a testa alta, 'Io sono iraniana'...
Di quanto fosse felice quando sognava di avere un giorno un marito con capelli spettinati, di avere una figlia e di poterle fare la treccia ai capelli e cantarle una ninna-nanna mentre dormiva nella culla.
Mia sorella é morta per colpa di chi non conosceva la vita, mia sorella é morta per un'ingiustizia senza fine, mia sorella é morta perché amava troppo la vita...
Mia sorella é morta perché provava amore per tutte le persone...

Chiunque leggerà  questa mia lettera, per favore, accenda una candela nera con un piccolo nastro verde alla base e ricordi Neda e tutti i Martiri di queste giornate, ma quando la candela si sarà  spenta non dimenticatevi di noi, non lasciateci soli...


L'altra é una lettera immaginaria di Neda a Hillary Clinton, che inchioda l'amministrazione Obama (ma non é la sola), alla propria ipocrita posizione di spettatrice apatica, la cui condanna degli atti criminosi accaduti in Iran, non é andata oltre a qualche frase inutile di circostanza.

Gentile signora Clinton. – A nome di tutte le vittime dei massacri che ormai da più giorni stanno insanguinando le strade e le piazze di Teheran, mentre il regime degli ayatollah continua a sparare sui manifestanti (tutti, sia detto fra noi, pericolosi sovversivi come me), e il capo supremo dell'Iran, Seyyed Ali Hoseyni Khamenei, ha rivelato che quei farabutti, me compresa, sono semplicemente prezzolati burattini dei servizi occidentali, soprattutto inglesi e americani, la prego di farmi sapere al più presto se il presidente degli Stati Uniti – che lei, naturalmente, nella sua veste di Segretario di Stato, ha modo di incontrare e consultare quando vuole – desidera ancora invitare al “dialogo” i teocrati del mio paese.
 
Purtroppo fra un mese tutto il clamore sui media mondiali suscitato dalla sanguinosa repressione di questi giorni, si spegnerà e il regime iraniano comincerà la persecuzione dei dissidenti politici, e sarà una terribile mattanza  come quella del 1988, quando nell'arco di un'estate furono giustiziati 33.000 detenuti politici colpevoli semplicemente di aver sostenuto, simpatizzato o aver fatto parte dell'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo iraniano.
Per questo é vitale che l'interesse dei media e dei governi mondiali non si spenga, ma anzi la pressione sul regime iraniano aumenti d'intensità.
Orpheus



Pubblicato il 26/6/2009 alle 9.44 nella rubrica Diritti Umani.

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