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Gli inchini di Obama producono risultati stupefacenti in Arabia Saudita


L’inchino reverenziale del Presidente degli Stati Uniti Barak Hussein Obama davanti ad un monarca assolutista e razzista, che considera inferiori tutti i non musulmani (per non parlare di donne e gay), ha portato i suoi bei risultati.
Nella capitale medievale del regno saudita, sotto l’occhio accigliato dei censori wahhabiti, ha aperto un cinema, un vero cinema con un vero film e 300 privilegiati hanno potuto varcare giubilanti l’ingresso stringendo il prezioso biglietto fra le mani. Il film s’intitola “Menahi” ed è una commedia in cui un agricoltore di provincia scopre gli inganni della tentacolare città senza radici.
Sembrerebbe davvero che nel Paese arabo alleato degli Usa le cose stiano cambiando e che dobbiamo tutto questo a Obama, il presidente del dialogo e della tolleranza. “America e Islam non sono realtà antitetiche (Povera America!), -aveva detto al Cairo Barak Hussein- "Ogni nazione realizza il principio della democrazia a suo modo e secondo le tradizioni della propria gente" (e pazienza se grazie a certe “tradizioni” si frustano, lapidano donne innocenti e si impicano gay e apostati).
O se, come in questo caso, sempre in onore delle suddette tradizioni, in Arabia Saudita nel cinema di Ryad c’era un pubblico esclusivamente maschile. Neppure l’ombra di una donna. In fondo, secondo Obama, dobbiamo rifiutare “l’idea di qualche occidentale, per cui una donna che sceglie di coprirsi i capelli è in qualche modo meno uguale delle altre”. Peccato che se decide di andare a cinema non la fanno entrare.

Anche Bush faceva affari con re Abdullah, ma era criticato universalmente da tutte le anime belle e a qualsiasi latitudine, ed é stato  letteralmente massacrato dai media liberal per avergli stretto la mano. Gli stessi media che ora si sperticano in elogi sul "messia nero" che s'inchina davanti allo stesso monarca assolutista e razzista .
Orpheus

Pubblicato il 11/6/2009 alle 22.15 nella rubrica America.

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