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Un infoibatore alla "corte" di Piero Marrazzo

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La sinistra moralmente superiore, quella che sale in cattedra ad ogni stormir di fronda, per tacciare di razzisti, nazisti e attentatori della democrazia gli aderenti al cdx, non disdegna di annoverare fra le sue fila, non pochi rappresentanti che si prostrano in esternazioni di stima verso ex-terroristi e assassini di guerra. Si, proprio quegli assassini che hanno approfittato del dopoguerra per infliggere torture e morte ad innocenti.
In questo caso la solita deprimente e ipocrita sceneggiata ci è fornita su un piatto d’argento dal governatore del Lazio Piero Marrazzo, che al convegno “Resistenza e comunità europea” ha pensato bene d’invitare un infoibatore iugoslavo, elevato al rango di “comandante partigiano dell’esercito di liberazione iugoslavo”.
In effetti le foibe sono state riempite di italiani “liberati” dai titini, come non essergliene grati!!!
Si tratta di Zarko Besenghi la cui storia, imporrebbe di fargli pagare il suo debito nelle patrie galere, come è successo e succede per gli aguzzini tedeschi.
Il 5 maggio 1945 Zarko Besedniak (che poi cambiò in Besenghi), capo della sezione criminale della Difesa Popolare di Opicina (organo dei partigiani comunisti iugoslavi che avevano occupato Trieste) diede ordine di arrestare Vittorio Cima, Luciano Manzin e Mario Mauri accusati di aver rubato un maialetto.
Un reato “gravissimo” che fra l’altro NON E’MAI STATO PROVATO. Ergo quei poveracci non avevano rubato un bel nulla (come confermò nel 1948 la Corte d’Assise di Trieste) ma furono ugualmente torturati e dopo un processo sommario in una locanda, furono costretti a denudarsi, gli venne sparato un colpo di pistola alla nuca e i corpi furono gettati in una foiba.
L’omicidio fu talmente ignobile che “il prode comandante partigiano”e i suoi sodali furono condannati sempre nel 1948 a Trieste, Besedniak a 15 anni, pena che non scontò MAI perché fuggì nella zona di Trieste sotto l’occupazione iugoslava. Sembra però, che il paradiso comunista di Tito, non fu di gradimento per Zadko perché nel 1950 riparò in Italia. Qui invece di finire in galera e pagare il suo debito, cambiò il suo il cognome in Besenghi e ridiventò italiano a tutti gli effetti ed eroe partigiano della sinistra.
Adesso porge la sua mano sporca di sangue italiano a Marrazzo e lui la stringe senza provare ribrezzo per un essere simile. E hanno anche il coraggio d’impartire lezioni di democrazia e moralità a Berlusconi e alla Lega.
Orpheus

Pubblicato il 7/6/2009 alle 22.49 nella rubrica Sinistra indegna.

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