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Mission impossible: Franceschini all'inseguimento del biglietto introvabile

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L’altro giorno quegli eroici assistenti di Dario Franceschini, che dopo la genialata finiranno a distribuire volantini elettorali sul Gran Sasso, sono stati avvistati in missione speciale in un oscuro cunicolo sotterraneo, popolato da strani macchinari metallici semoventi: la linea A della metropolitana di Roma.
I portaborse del segretario, affascinati da questa misteriosa civiltà di cui Veltroni ogni tanto gli aveva parlato, si sono avventurati in una cripta inesplorata sormontata da un interessante geroglifico luminoso: “Direzione Anagnina”. E atterriti da un’invisibile presenza demoniaca che gli intimava di non oltrepassare la linea gialla, hanno chiesto lumi agli aborigeni: “Scusi, dove si comprano i biglietti della metropolitana? Dal tabaccaio o in edicola?”.
La cronaca diItalia Oggi racconta le gesta della truppa di franceschiniani estasiati da questa nuova invenzione, la metropolitana, che ai loro occhi è come il cavallo dei Conquistadores per gli indigeni americani: mai visto.
“Scusi, ma i biglietti si acquistano nelle macchinette? O c’è un controllore o un bigliettaio sul convoglio?”.
Figuratevi la faccia dell’impiegato dell’Atac: “Ma da dove venite, dalla Val Brembana?”. No, dall’ufficio di Franceschini.
Gli 007 del Pd erano in avanscoperta: preparavano “un blitz” del segretario sui vagoni, per parlare con i passeggeri della provocazione leghista sugli stranieri nei mezzi pubblici. Idea accattivante fallita dinanzi al dilemma ascetico: dove lo compro il biglietto per salire? Dal tabaccaio o dal salumiere?
Ecco: questo per dire che fine ha fatto il vecchio partito degli operai, quelli che il metrò lo prendevano tutti i santi giorni per andare a Sesto San Giovanni a lavorare sull’altoforno.
Il glorioso partito che lottava per la scala mobile, oggi arranca sulla scala mobile della fermata Ponte Mammolo.
Il bello è che solo una settimana fa Franceschini faceva il bullo: “Invito il premier ad andare tra la gente comune, in autobus o in metropolitana”. Forse cercava solo un accompagnatore: del resto al Pd non sanno neanche acquistare il biglietto, figuriamoci se possono orientarsi. E non è una bella immagine, quella del segretario e i suoi, che vagano senza meta a tarda notte alla fermata Baldo degli Ubaldi.
Potremmo dire che con questa storia al Pd sono arrivati al capolinea, ma per arrivare al capolinea bisogna prima salire in carrozza: e comprare il biglietto, a volte, è davvero un’impresa…
Riassunto da Federico Novella
E meno male che il LeggenDario vive nel paese reale, ma dev'essere quello delle contessine Borromeo...
Orpheus

Pubblicato il 16/5/2009 alle 20.0 nella rubrica Satira.

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