Blog: http://Orpheus.ilcannocchiale.it

L'ultima patacca Onu: asilo politico assicurato con il manuale del “povero” rifugiato

 
L’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) dispone di presidi mobili e fissi nelle zone di arrivo degli immigrati clandestini (grazie ad un contratto con il Ministero dell’Interno e al programma Ue Argo). Questi presidi accolgono gli extracomunitari e li “addestrano” a diventare "poveri" rifugiati, grazie a trucchetti per presentare con successo una richiesta d’asilo.
Tutto ciò succede già a Lampedusa Trapani, Caltanissetta, Siracusa, e tra poco sarà così anche in Libia. Pur di scovare il maggior numero di potenziali asilanti, l’Unhcr ha dotato i suoi operatori, e quelli delle ong partner, di uno specifico manuale con ogni genere di trucchetti, intitolato “Intervistare i richiedenti asilo”, che contiene metodiche di arruolamento rifugiati al limite del grottesco e che spiegano come mai gli immigrati approdati nel nostro Sud si dichiarino in massa vittime di persecuzioni.
Il clou del manuale del “povero” rifugiato è l'intervista,“momento cruciale del percorso per la determinazione dello status di rifugiato”.
Tutta una serie di domande studiate appositamente per “portare alla luce le sue esperienze e presentarle in modo convincente”. Prima di iniziare, però “è necessario fornire al richiedente alcune informazioni riguardo applicazione e procedure dello status di rifugiato”.
Il gioco è ovvio se al migrante gli si fa presente che per ottenere tale status, bisogna temere persecuzioni, quello, avendo tutto l’interesse a diventare rifugiato, testimonierà in tal senso. O no?Ma non basta può capitare qualche soggetto reticente perché non se la sente di mentire oppure il suo racconto è incoerente ecco tirar fuori dal cappello la giustificazione ad hoc dei blocchi piscologici, anche inconsci:“Non è inusuale per i richiedenti asilo aver difficoltà nel raccontarsi. Esitare, balbettare, ritirarsi in silenzi o fornire spiegazioni contraddittorie. La riluttanza a parlare può essere conscia o meno. Esperienze passate possono esser state soppresse dalla mente conscia(..) Imprecisioni non indicano per forza disonestà”.
La gamma degli alibi è infinita: “Chi ha lasciato il suo Paese per timore di persecuzione è probabile voglia tenere il dolore per sé. Oppure “il richiedente può cercare di nascondere informazioni che ritiene abbassino la stima che gli altri hanno di lui. Un uomo trova difficile ammettere d’aver lasciato la famiglia”.
Ma se malgrado ciò ancora sussistono dubbi (e sarebbe veramente un miracolo!)
“Il richiedente può parlare in modo poco convincente non per falsità bensì per l’insicurezza di un ambiente nuovo” e “le parole veicolano significati diversi a seconda della cultura”.
Con un’intervista così “esauriente” passerei anch’io per rifugiata politica.
Quanto all’onere della prova “non va confuso con la veridicità delle asserzioni”. E qui si sfiora il ridicolo: “Non è necessario che il richiedente provi ogni fatto allegato nella sua richiesta. L’onere della prova dev’essere flessibile quando: il timore (di persecuzione) è relativo a futuri eventi non dimostrabili; “L’onere della prova può esser soddisfatto anche dove non si sia in grado di fornire evidenze concrete. Sulla base di una “probabilità di persecuzione ragionevole”.

Quindi gli autori del manuale si tradiscono: “In conformità allo spirito umanitario della Convenzione di Ginevra, non è ragionevole chiedere prove certe per la conferma della richiesta d’asilo” (…). Accade dunque che “un richiedente possa fornire una base credibile per una richiesta anche se non è mai stato perseguitato”.
In ogni caso “non è ammissibile verificare o condividere alcuna informazione riguardante storie individuali con le autorità del Paese di origine, ma per tramite uffici locali Unhcr. Questo “anche per salvaguardare la riservatezza del richiedente”.

Niente prove, niente fatti o date o informazioni dal paese di origine, a dimostrazione di quanto dice l’immigrato, ma eventualmente può fare un disegnino di una cartina o della cella dove dice di essere stato detenuto. Se malgrado tutte queste assurde agevolazioni, permangono discrepanze, non si deve fare pressioni e si devono suggerire eventuali escamotage. L’ultima spiaggia: la follia
Ma “Se il richiedente è riluttante o incapace di partecipare all’intervista: cosa fare?”. A mali estremi, estremi rimedi: “va contemplata la necessità di un intervento per assistere la sua condizione mentale”, Come dire che chi non vuol farsi ‘consigliare’ dall’Onu dev’essere un po’ matto.
E qui chi trovo d’accordo con il manuale, solo un matto può lasciarsi sfuggire l’asilo politico servito su un piatto d’argento.Tutto amore per il prossimo?
Oppure sarà che questo ennesimo ente inutile ha un budget che cresce in proporzione alla quantità di rifugiati assistiti?
Il solito magna-magna travestito da altruismo che fa naufragare miseramente la polemica strumentale che a cavalcato la sinistra in questi giorni e cioè che su quei barconi respinti potevano esserci dei  "poveri" rifugiati politici.
Sicuramente c’erano!!!  Ci pensa l’Onu ad istruirli ad arte.
L'unico dato di fatto sicuro della vicenda é che l'Onu, la Ue e tante illustri Ong, umanitarie perseguono a tavolino l'invasione dei paesi Occidentali da parte di milioni di africani.
Sta a noi APRIRE GLI OCCHI e impedirglielo, altrimenti nei prossimi  decenni gli scafisti faranno affari d'oro con le nostre future generazioni. Anche noi siamo passati nei secoli attraverso miseria, carestie, guerre, pestilenze e dittature e abbiamo lottato per conquistare LIBERTA' E BENESSERE, i nostri avi hanno dato la vita, non siamo emigrati in massa verso presunte terre promesse, con il patentino di rifugiato compilato ad hoc.
Orpheus

Pubblicato il 15/5/2009 alle 14.42 nella rubrica EVIDENZA: immigrazione.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web