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Vauro dixit

 
Ricordate le famigerate vignette danesi?
Quelle per le quali il mondo arabo fece fuoco e fiamme e scatenò una "guerra santa" contro una piccola nazione europea?
Quelle per le quali gli autori furono colpiti da una fatwa, e costretti a vivere nascosti?
Per Vauro quelle vignette non erano satira, ma

"propaganda bellica che non c'entra niente con la libertà di espressione, nè tanto meno con la satira".
Banalità, luoghi comuni e satira sono termini inconciliabili.
Addirittura Vauro ha definito quelle dodici vignette "messaggi violenti" che  "ottengono e provocano reazioni violente nel “nemico”, e che ciò non deve né stupire, nè indignare. 
Quindi lui sI é dissociato e ha detto NO, a chi chiedeva di pubblicare tali vignette per difendere la LIBERTA' d'ESPRESSIONE.
E adesso passiamo all'ultima sua prodezza, per le quali già si strepita alla censura.
Le vignette (di cui sopra un esempio), NON solo non fanno ridere, ma usano una disgrazia nazionale per dileggiare l'operato del Governo, calpestando il dolore di chi in quelle bare ha visto rinchiudere una persona cara.
Satira? No sciacallaggio della peggior specie. 
E visto che per Vauro esistono "se e ma", nella libertà d'espressione, che quindi ha dei limiti, tali limiti valgono anche per lui. Quando si supera la decenza, bisogna avere il buon gusto di tacere.
Orpheus

Pubblicato il 15/4/2009 alle 18.3 nella rubrica Sinistra indegna.

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