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Il paese dei Parrucconi

 
Conosci tu il paese dei Parrucconi tanto tronfi quanto ‘mangioni’?
Quell’eden ben pasciuto pieno di facce grasse, con il complesso dei primi della classe…

Chiedo venia a Lorenzo Stecchetti per aver storpiato una sua poesia, ma leggendo l’ennesimo polverone alzato dai soliti parrucconi italioti (e ci metto dentro anche augusti rappresentanti del centro destra), mi sono venuti in mente questi suoi versi.
L’Italia è quel paese che tutti conosciamo.
Prigioniero nella morsa di un classe politica ingessata, antiquata, autoreferenziale, avviluppato e frenato da una ‘gerontocrazia’ buona solo a parlarsi addosso o a parlare dei tempi che furono, come vecchie comari con i bigodini in testa.
Con politici zombi che vengono messi in frigorifero e ritirati fuori, e questo purtroppo anche quando, sono politici inetti, a volte disonesti, che hanno come unico obiettivo tenersi ben calda la poltrona. Vere e proprie ‘mummie’ che farebbero la loro bella figura in un museo.
Intendiamoci non è un problema di età, ma di elasticità mentale. E tranne qualche rara occasione, i nostri politici hanno l’elasticità mentale di un blocco di cemento. E’ paradossale, ma Silvio Berlusconi a 70 anni suonati è più giovane di tanti suoi colleghi politici e ha l’esatto polso di cosa vuole questo paese: un organico snello, moderno, produttivo e non un gregge di schiacciabottoni, pagati a peso d’oro per annoiarsi e pensare ai fatti propri.
Quindi che c’è di scandaloso a proporre il sistema francese, perchè: “Ci sono troppe procedure bisogna ammodernare lo Stato, per questo siamo indietro su tutto, anche in parlamento. Adesso sei lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non si conosce nulla. Quando ho fatto il paradosso del capogruppo che vota per tutti era per dire che gli altri sono veramente lì non per partecipare, ma per fare numero". E’ la verità, e la verità fa male.
Infatti i gerontocrati sono subito saltati alla giugulare del Premier, in primis il fido alleato e poi sempre più in giù fino ad arrivare allo stucchevole ritornello della IdV, sul regime e il tiranno e alle “pulsioni autoritarie” del Pd. Una musica vecchia come chi la ‘suona’ da 15 anni.
Fini a cui il potere deve aver logorato qualcosa di troppo, ha tuonato: “ Berlusconi non irrida i parlamentari”.
Come se ce ne fosse bisogno, sapesse cosa pensano gli italiani dei parlamentari. Sapesse quanta fiducia hanno e quanta ne perdono ogni volta che assistono ai questi siparietti da asilo Mariuccia, in un momento, poi in cui il futuro è sempre più incerto e le preoccupazioni sono ben altre. Forse Fini, non si è accorto che questo paese sta affogando, anche grazie alla cialtroneria di generazioni di classi politiche, che hanno prodotto un debito pubblico mostruoso e che in momenti di crisi mondiale come questo è un fardello che aggrava di non poco la situazione.
Forse Fini non sa che gli italiani, quando si parla di ‘tagliare’, snellire e rendere efficiente le istituzioni e la PA, fanno i salti di gioia, perché pensano (con sacrosanta ragione) che una pressione fiscale come la nostra è una vergogna, perché la maggior parte dei nostri quattrini va a coprire buchi di bilancio delle regioni, sprechi colossali e privilegi per le varie caste.
Altro che le parole di Berlusconi…la gente non la si conquista facendo i parrucconi in servizio permanente attivo, ma dando prova di capirne i problemi e i sentimenti: e in questo momento non esiste italiano che non dimezzerebbe il nostro parlamento, per altro senza pari in tutta l' Europa.
Orpheus



Pubblicato il 26/3/2009 alle 20.4 nella rubrica PDL.

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