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La sinistra si dimentica il colonialismo, e contro il Papa si allinea ai francesi

                                                    
Qualcuno lo sospettava da tempo ma oggi è cosa certa.  E cioè: a dare la linea a quel che resta della sinistra oggi son rimasti i comici. Sì, è la truppa degli zelig, cresciuti a Mediaset e finiti a servizio della maison rouge. Guitti con la  penna rossa e il cachet prepagato. Toujours sulle barricate, ma sempre con i mobili degli altri.
Così, nei giorni scorsi, bastava dare un’occhiata alle prime pagine dei quotidiani della sinistra ex  militante e moderatamente comunista per rendersene conto. L’occasione: la denuncia dei vescovi italiani che con il loro capo, il cardinale Angelo Bagnasco, sul linciaggio mediatico e politico di  Papa Benedetto XVI in Africa.
Un esempio per tutti: Manifesto, quotidiano  comunista, passato dalle lotte operaie e quelle vaginali. Un grande disegno del solito Vauro, maestro del dileggio sacro, che disegna un Papa con la testa incappucciata da un grande profilattico. Sopra il titolo: “Oscurato dal preservativo”.  
Divertente? Ma, piuttosto battutaccia da bordello contro il capo del cattolicesimo mondiale.
Comunque, il kretinoski del Manifesto fa tanto il ganassa con Benedetto XVI  perché dargli della testa di c….   è satira, puro e finissimo distillato di arguzia progressista.  
Ma andate a spiegare a questi guitti col cappuccio rosso che sull’Aids gira una vera e propria economia, business e finanziamenti che possono venire meno se si comincia a mettere in discussione le strategie d’attacco alla malattia. Gli affari dei produttori preservativi, gli stessi che poi brevettano i farmaci anti hiv, vendendoli a carissimi prezzi. In Africa, non a Beverly Hills. Eppure, le cifre ufficiali dicono che in Italia l’Aids è sei volte più diffuso nelle regioni del Nord e del Centro che più fanno uso di profilattici, oppure che a Washington il tasso di infezione è pari a quello dell’Uganda. E ancora che in Africa l’uso di quel fragilissimo cappuccio di caucciù non potrà mai avere le stesse garanzie (peraltro teoriche) d’uso che da noi. E’ opinione comune tra gli operatori, laici e cattolici, che il preservativo non è la soluzione del problema, ma ne è parte. Perché viatico della promiscuità sessuale di massa, vera responsabile del contagio. Ma non aspettatevi che il Manifesto vada a raccogliere i loro pareri. No, oggi si trovano sullo stesso piano dei francesi che dopo aver colonizzato, sfruttato e massacrato le popolazioni del  nord Africa, ora si permettono pure di dare lezioni al Papa di umanità verso i poveri neri.
Una volta la sinistra  insegnava che la povertà e lo sfruttamento del Mondo sottosviluppato passavano anche attraverso la pianificazione delle nascite e le massicce campagne contraccettive lanciate dai grandi gruppi farmaceutici. Diceva no al preservativo e alla pillola perché erano la scorciatoia del capitale per sterilizzare  i popoli affamati e la ridistribuzione delle ricchezze. Oggi quegli stessi compagni  parlano con lo stesso linguaggio dei burocrati del Fondo monetario internazionale, delle Organizzazioni  per la pianificazione familiare finanziate dai produttori di anticoncezionali.
Rimasti senza più nemici e battaglie credibili, attaccano il Papa, il solo  a fare appello alla ragione e alla consapevolezza per difendere la vita su ogni trincea.
Da Libero-Luigi Santambrogio
Qualche dato  per confermare che l'uso del profilattico non risolverà mai il problema dell'Aids:
L'agenzia Onu per la lotta all’Aids ha dovuto confessare – in uno studio del 2003 - che il condom fallisce in almeno il 10% dei casi. Altri studi dimostrano che le percentuali di fallimento nel fermare l’epidemia raggiungono anche il 50%. In Thailandia, il dott. Somchai Pinyopornpanich, vicedirettore generale del dipartimento per il controllo delle malattie a Bangkok, afferma che si ammala di Aids il 46,9% di uomini che usano il preservativo e il 39,1% delle donne.
Quindi attribuire così tanta efficacia adun mezzo che così efficace non é, é incrementare, quel che si dice di voler combattere, la diffusione dell'Aids. 
Lo studio del dott. Edward Green del Centro sulla popolazione e lo sviluppo di Harvard che ha verificato il programma ABC (Abstinence; Be faithful; Condom, cioè astinenza, fedeltà, preservativo) applicato in Uganda dal 1986 e che, dal 1991, ha visto un declino delle infezioni dal 21% al 6%. Non va dimenticato che Green era un sostenitore del “sesso sicuro” con il condom e invece è divenuto un sostenitore dell’astinenza e della fedeltà nei rapporti di coppia.
Infine, nelle Filippine, Paese cattolico all’85% la percentuale di malati di Aids è dello 0,01%.
C'è di che meditare o no?
Oppure l'unico MODO con cui certi  "soloni" esteri e nostrani replicano a questi dati é insultando chi invita a riflettere,  su la reale efficacia, del solo uso del preservativo, per impedire la diffusione dell'Aids.
Orpheus

Pubblicato il 25/3/2009 alle 22.2 nella rubrica Etica e religione.

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