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Quante parole a vanvera sulla castrazione chimica da parte della sinistra

 

La proposta dalla Lega, sulla castrazione chimica reversibile e volontaria di un condannato per stupro che voglia fruire di determinati benefici, ha scatenato la solita ridda di piagnistei buonisti del Pd.

A parte che, non sono d’accordo, non perché la ritenga una barbarie, ma perché non mi convince come pena alternativa al carcere (chi controlla che lo stupratore assume regolarmente i farmaci? Per esempio), mi pregio di comunicare alla piddina Donatella Ferranti, che paventa addirittura una legge del taglione nel caso passasse la ‘barbara’ proposta, che tale ‘barbarie’ è applicata largamente e da lungo tempo in buona parte dell’ Europa.
Questo tipo di cura e' gia' in uso dal 1969 in Germania (solo se il soggetto ha superato i 25 anni ed a seguito di una perizia medica), dal 1993 in Svezia (solo con il consenso dell'interessato e se quest'ultimo e' suscettibile di divenire recidivo), dal 1973 in Danimarca (dove ha sostituito la castrazione chirurgica e dal 1997 in Francia. Persino in Norvegia è stata applicata su stupratori consenzienti.
Addirittura il governo Zapatero medita di introdurre “trattamenti terapeutici obbligatori” anche chimici per gli ex detenuti per violenza sessuale ritenuti ancora pericolosi e nella Repubblica Ceca tra il 2000 e il 2006, sono stati 300 quelli che hanno subito una castrazione chimica.

Dov’è quindi lo scandalo?

Lo scandalo è una sinistra pregiudizialmente ottusa e per giunta anche smemorata.

Orpheus

Pubblicato il 18/3/2009 alle 22.27 nella rubrica l'Asinistra.

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