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Sacconi sbaglia la riforma dell’età pensionabile non è più rinviabile

 

Capisco che sono vicine le elezioni europee, ma un Governo di centro-destra, dovrebbe non cadere nella trappola di lisciare il pelo all’elettorato, per una mera questione di convenienza elettorale. Ha fatto, quindi male Sacconi a frenare sulla proposta dell’aumento graduale dell'età pensionabile delle donne a partire dal 2010, per arrivare a quota 65 anni nel 2018.
Grazie all’irresponsabile controriforma previdenziale, messa in campo dal governo Prodi, l’Italia si è ufficialmente proclamata l’unico Paese dell’Occidente avanzato che ha abbassato l’età pensionabile fino alla soglia dei 58 anni. Quanto questo incida negativamente sulle casse dello Stato è lampante: questa scelta costa ben 10 miliardi di euro, praticamente l’equivalente di una ‘manovrina’.
Ma ecco l’aspetto sensazionale: oltre un terzo di questa somma (tra i 3,3 e i 3,6 miliardi) viene reperito attraverso l’innalzamento dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori parasubordinati, cioè proprio quei “precari” su cui sinistra e sindacato spargono ogni giorno calde e copiose lacrime... di coccodrillo 'of course’ .
Per la precisione, i contributi a carico di queste categorie di lavoratori sono schizzati verso l’alto fino a raggiungere un vertiginoso 26,5 per cento. Traduciamo la cosa in termini brutali: un ragazzo o una ragazza di 25 anni, co.co.pro, dovranno versare più di un quarto del loro stipendio in contributi proprio per finanziare l’operazione che manda in pensione i 58enni. I quali 58enni, poiché fortunatamente sono ancora pieni di energia, finiranno in larga parte per cercarsi un’ulteriore attività in nero. Lo stesso nero al quale si indirizzeranno anche molti ragazzi, pur di non farsi togliere più di un quarto della retribuzione. E così, ecco il secondo paradosso: proprio coloro (ancora sinistra e sindacati “ufficiali”) che gridano con voce più alta contro il lavoro irregolare, in realtà promuovono una legislazione creatrice di nuovo nero e di nuovo sommerso.
E la cosa più straordinaria è che larga parte del centrosinistra va perfino fiera di questa misura. In tal senso, va segnalata la sincerità del ministro Damiano, che addirittura, nei comizi della scorsa campagna elettorale, ha dichiarato di avere un solo rimpianto: quello di non essere riuscito a far salire i contributi dei parasubordinati oltre l’asticella del 30 per cento. L’obiettivo di Damiano era chiaro: scoraggiare quei contratti flessibili, ritenuti intrinsecamente “cattivi”.
Tuttavia Damiano finge di non sapere che l’alternativa a quei contratti non è quasi mai un immediato contratto migliore e più stabile, ma la disoccupazione, o, appunto, il lavoro nero. L’ottenimento di un lavoro stabile, semmai, passa proprio da un primo step di maggiore flessibilità: basti pensare al fatto che proprio la Legge Biagi ha meritoriamente consentito la stipula di ben 2,5 milioni di nuovi contratti di lavoro (per persone che prima erano disoccupate o irregolari), e 1,8 milioni di questi contratti sono oggi divenuti a tempo indeterminato. Quindi, è un mercato del lavoro più flessibile a costruire le condizioni per un lavoro non a termine.
E peraltro tutto questo avviene in un Paese che è di fatto privo di ammortizzatori sociali. Un dato è sconvolgente più di ogni altro: in Italia, su cento persone che perdono il lavoro, solo diciassette godono di una qualche forma di tutela. E non sorprende scoprire che, se invece si adottasse una misura più saggia sull’età pensionabile si otterrebbe a regime, un risparmio di ben 7 miliardi di euro annui. Vale la pena di ribadirlo: non “meno 10 miliardi” come accade con la controriforma Prodi, ma “più 7 miliardi all’anno” (quindi 14 miliardi in due anni, e così via). Con quella somma enorme, sarebbero realizzabili straordinari recuperi sociali: da un sistema di “welfare to work” all’inglese, valido per tutti, fino ad un sacrosanto aumento delle pensioni minime.
Anche in questo caso, come si vede, è assolutamente rovesciabile la demagogia della sinistra e del sindacato: e a chi grida sulla mancanza di ammortizzatori va fatto osservare che proprio le politiche dissennate di questi decenni hanno creato una situazione del genere, impedendo riforme che tutti gli altri Paesi hanno saputo impostare e realizzare.
Questa in sintesi la dichiarazione di Capezzone, condivisibile al 100% ed è proprio per le ragioni citate, che la retromarcia di Sacconi davanti al solito ricatto dei sindacati (con posizioni anacronistiche, ideologiche e legate agli interessi di ‘bottega rossa’) è da criticare. Ancor più deplorevole la posizione populista e irresponsabile della sinistra, affetta da opportune amnesie sui suoi errati comportamenti, su questioni di vitale importanza per il paese, come le suddette.
Lisciare il pelo all’elettorato è cosa, che solo la sinistra deve fare per portare a casa voti, il centro-destra pensi a governare BENE, perché questo giudicheranno gli italiani, come hanno GIA’ dimostrato nelle più recenti tornate elettorali.
Orpheus

Pubblicato il 4/3/2009 alle 19.8 nella rubrica PDL.

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