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Matrimoni misti: una schiavitù per la donna italiana

 

I numeri parlano chiaro: negli ultimi sei mesi del 2008, 3.500 donne si sono rivolte al numero verde anti-violenza «Mai più sola» di Acmid, l’Associazione delle donne marocchine d’Italia. Più numerose le donne tra i 20 e i 45 anni, il 3% di telefonate sono di minorenni.
Le donne italiane sposate con musulmani sono in continuo aumento. Patrizia è romana, è stata sposata per sei anni con un egiziano conosciuto a Sharm el Sheikh. Ottenuto il permesso di soggiorno l’ha lasciata, e lei ha scoperto che in Egitto era stato sposato contemporaneamente con un’altra donna, che ora ha portato in Italia. L’ha salutata con un ultimo insulto. Non più impura, puttana, non più l’obbligo agli abiti tradizionali e al velo,ma il peggiore degli scherni: le vostre leggi sono la prova che siete destinati ad essere sconfitti dall’Islam. Patrizia si è provata a bloccare il percorso della pratica che ne farà un cittadino italiano, ma non c’è niente da fare.
Alessia è padovana, da nove anni vive a Sharm el Sheikh dove nel 2001 ha iniziato a convivere con un uomo egiziano, lavorando con lui in un’agenzia che realizzava video per i turisti, agenzia intestata a lui, ‘of course’. Dal 2006 sono regolarmente sposati, ma percosse e insulti hanno fatto naufragare il matrimonio. Lui si è tenuto TUTTO, compreso il figlio, malgrado fosse stato affidato dal tribunale egiziano alla madre. Il 4 novembre dell'anno scorso è scomparso con il bambino. Alessia non sa dove sia, con chi viva e in quali condizioni.
Qualche giorno fa una donna ha chiamato il numero verde (800911753) per chiedere come può impedire che la figlia venga portata dal marito in Egitto e sottoposta a infibulazione. Come risposta alle sue proteste ha ricevuto solo botte, non sa a quale autorità italiana rivolgersi. Un’altra donna ha telefonato per sapere come può smettere di mantenere il marito disoccupato e il figlio di lui, avuto dalla seconda moglie sposata di nascosto da poligamo nel Paese d’origine, inserito nel suo stato di famiglia.

Chiamano donne segregate, picchiate, private dei propri figli. Altro che generalizzazioni da evitare, singoli casi di cronaca nera che potrebbero capitare dovunque, in qualunque tipo di unione, anche fuori da Islam integralista e legge del Corano. Usano il numero verde naturalmente molte donne musulmane che vivono nel nostro Paese: Fatima ha 23 anni e due bambini, suo marito le getta addosso dell’olio bollente. È colpevole di non aver scaldato bene la cena. È solo l’ultima di una lunga serie di violenze, per Fatima, che stavolta trova la forza di chiedere aiuto. Adesso vive in una comunità protetta e sta per sottoporsi alla diciassettesima operazione di chirurgia ricostruttiva.
E' inutile nascondersi dietro ad un dito, grazie a questo tipo d'immigrazione, il nostro paese sta regredendo, si stanno perdendo i diritti e le garanzie, acquisiti fin'ora. La sinistra multiculturalista, quando, succede un tragedia come quella di Hina Saleem, tira fuori la Sicilia di 50 anni fa, il delitto d'onore, ecc.ecc. Ebbene, visto che quei tempi bui, ce li siamo lasciati alle spalle, dobbiamo ritornarci per non urtare l'islam?
Ma come ragionano?
Bisogna dirlo chiaro e tondo alle nostre donne che sposare un musulmano può essere una scelta nefasta per il loro futuro e per quello dei loro figli. E bisogna far si che le donne musulmane sul suolo italiano NON SIANO RIDOTTE in schiavitù, visto che é VIETATA dalla nostra 'Sacra Costituzione' (oppure per gli islamici si può chiudere un occhio?)
 Orpheus

Pubblicato il 1/3/2009 alle 18.27 nella rubrica Islam.

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