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“La legge vi farà liberi”, nuovo motto per la nuova Aushwitz del "libero" pensiero

 

Lasciamo stare le cene funebri e i brindisi della buona morte con le penne all’abbuffata dei giornalisti. Inutile scandalizzarsi se il legale della famiglia Englaro ha voluto festeggiare con la stampa, la notte prima del funerale, la «vittoria della pietà». Prosit. La “cena delle beffe” è nulla rispetto a quello che ancora viene servito da chi ha usato della povera Eluana come scudo umano per l’offensiva mortifera.

Pure ieri, sulla Stampa, il guru Guido Ceronetti, poeta e scrittore torna sulla questione, con parole degne di un fuochista crematorio.
Il titolo è «Eluana e gli stormi di avvoltoi» e non è detto che nell’osceno rassemblement dei pennuti lo stesso scrittore non abbia invece un posto da capo squadriglia. Si sa come la pensi sull’eutanasia: è un «colpo di grazia», «un'invenzione tra le più umane». Il suo infatti è un elogio della morte degno di un kamikaze islamico e la dice lunga su quanta parte della nostra cultura e dei suoi profeti da best seller si nutra, come i condor, di carne putrefatta.
Ceronetti denuncia «un estremismo cattolico, materialstico e anticristico», felice di torturare le creature con «sondini e cure di coma irreversibili criminalmente protratte». Avvoltoi che «hanno voliere, spalti e più di una cupola a Roma (leggi Vaticano ndr)» ma fortunatamente sconfitti da «pensieri silenziosi ma renitenti ai ricatti e alle violenze cattoliche».
Di contro, si erge «l’Italia dei giusti, che cerca la libertà nella legge».
Il pensiero di Ceronetti dà i brividi: libertà nella legge, fossero anche quelle sulla razza pura e sullo sterminio dei disabili o dei dementi. “La legge vi farà liberi”, nuovo motto per la nuova Aushwitz con il copyright del torinese.

Ecco dove può arrivare il nazi-pensiero delle pietose dame di carità dell’alimentazione interrotta.
Costoro sanno che il loro primo nemico è la Chiesa di Papa Ratzinger, che si ostina a difendere l’intangibilità della vita contro le pretese di giudici, politici, padri e poeti chi si arrogano il potere di spegnerla a loro piacimento. Che minacciano querele e tribunali militari per chi non s’adegua e si ostina a chiamare omicidio la fine di Eluana: questi vanno trascinati a giudizio mentre loro possono insultare i cattolici chiamandoli “avvoltoi”. Solo perché non incensano approdi nirvanici, liberazioni corporali e omicidi a spese della mutua.

Sentite il bioeticista ateo Maurizio Mori, pure lui primadonna dello staff Englaro e quel che ha scritto sull’Unità, il giorno dopo i funerali. Lui non l’ha fatta lunga come il maestro e poeta: è andato subito al punto. Dice: la morte di Eluana «ha rotto l’incantesimo della sacralità della vita.
Quello secondo cui la vita è un mistero sempre nuovo e imprevedibile, è un dono sempre buono in sé e positivo». Beh, almeno il professor Mori non mena il can per l’aia e nasconde con belle parole il succo velenoso: con l’eutanasia di Eluana abbiamo fatto fuori dalla società italiana la visione cristiana della vita e i suoi «incantesimi» magici.
Forse era questa la vittoria che il legale di papà Beppino festeggiava con i giornalisti. Grazie professore: senza ipocrisie e insulti ceronici ci ha spiegato quello che voi eminenze nere dello “staff Englaro” vi eravate preposti. Bravi, bersaglio centrato.
Ma il colpo ha ferito gravemente non solo la Chiesa e i cattolici nella loro espressione pubblica e civile.
No professore, voi avete disidratato pure la laicità, quella razionale, reale, antidogmatica e non asservita all’ideologia.
Messa al muro pure lei dal plotone di esecuzione dei Mori, dei Defanti e dei Ceronetti. Mica detto però che le loro pallottole riescano pure ad ammazzare il mistero di quella vita che è «sempre nuovo e imprevedibile, è un dono sempre buono in sé e positivo».
È questa la speranza che il popolo, quello con le pezze al culo e le scarpe da tennis ai piedi, attende: «la carezza del Nazareno» che Enzo Jannacci invoca per restituire un senso all’esistenza ferita. I poeti del nulla continuino pure ad abbaiare alla luna.

Luigi Santambrogio-Libero
Quello che ho scritto e detto io, con parole più semplici, perchè infondo ne basta una sola: NAZISTI.
I nazisti inseguivano la mitica della "super-razza", negando ai disabili la vita, cambia la forma per i nazisti del "dovere" alla morte, ma la sostanza é la stessa, chi non rientra nel loro standard di vita, non merita di vivere, per "pietà", ovviamente
Orpheus

Pubblicato il 15/2/2009 alle 20.16 nella rubrica Etica e religione.

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