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Quante "certezze" su Eluana...

 

“Ero al suo capezzale fino a cinque minuti prima della sua morte. Descrivere il suo aspetto come "sereno" significa distorcere completamente quello che ho visto io. Qui c'era una persona che da tredici giorni non aveva né cibo né acqua. Aveva gli occhi aperti ma andavano da una parte all'altra, oscillavano costantemente avanti e indietro, avanti e indietro. Lo sguardo (l'ho fissata per tre ore e mezzo) lo posso descrivere solo come una combinazione di tremenda paura e tristezza. Aveva la bocca sempre aperta. Sembrava congelata. Ansimava a boccate rapide”.

Così è morta Terri Schiavo.

Così morirà Eluana Englaro, e questa la si può chiamare una vittoria? Un atto di carità umana? Pietà, altruismo, bontà? Lasciare che un essere umano vivente si spenga per disidratazione?
Dicono che non soffrirà ma non lo possono sapere. La percezione cosciente del dolore ha luogo unicamente nella corteccia cerebrale,  che si accerta con esame che testi l’assottigliamento della corteccia cerebrale. E' stato fatto ad Eluana? Non é dato di sapere.
Quante mezze verità, su com’è la sua condizione, su quello che desiderava realmente. Noi ce la immaginiamo come una pianta, ma i malati come lei, hanno le fasi di sonno e di veglia, conservano attività fisiologiche come il ciclo mestruale, riconoscono chi li accudisce. Sono disabili, gravi, ma vivi. Sono persone gravemente offese, ma reali.
Ad Eluana è stato tolto anche questo, ha smesso di essere una persona reale, per diventare una “bandiera”, la tragica ironia, è che la sua morte non porterà a nulla, non introdurrà la tanto controversa eutanasia. E’ già pronto un progetto di legge, che IMPEDIRA’ il ripetersi di una morte assurda come la sua.
Ci sarà un testamento biologico e la sospensione di qualsiasi trattamento dovrà essere richiesta direttamente dall’interessato. Non potranno richiederla il marito o i genitori. Finalmente anche noi riempiremo questo buco normativo, che lascia decidere a terzi della fine della propria vita.,
L’altra tragica ironia, infatti, è che nel caso di Eluana, “ha vinto” l’autodeterminazione: ma quale?
Ha deciso il padre, ha deciso il tribunale. Lei è stata trattata come una pallina di ping-pong, rimbalzata da una parte all’altra.
Se anche un giorno pensava e ha detto di non voler vivere in coma, dopo 17 anni, crescendo avrebbe potuto modificare il suo pensiero non una, ma mille volte. Il "mondo cambia" se a guardarlo non si hanno più vent’anni e si scoppia di salute. Le prove della vita rendono più accondiscendenti e la vita assume sempre più valore. E da domani inizierà il calvario di Eluana...
Orpheus

Pubblicato il 4/2/2009 alle 19.13 nella rubrica Etica e religione.

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