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LA DIFFERENZA

 

“Aiutatemi, non voglio tornare nel mio paese. I miei genitori mi costringono a raggiungere mio marito. Un uomo che ho sposato senza conoscere. Ho 13 anni e voglio restare a scuola”.
Il marito ha 35 anni e il “matrimonio” è stato celebrato l’anno scorso, poi la ragazzina è tornata in Italia, a Treviso per finire la terza media. Finito l’anno scolastico il marito la pretendeva come fosse un oggetto di sua proprietà, e un biglietto di solo andata per il Bangadlesh era già pronto nel cassetto. Ma la piccola non si è rassegnata e ha chiamato il Telefono Rosa, immediatamente si sono attivate le assistenti sociali che hanno avvisato la polizia. A quel punto, è scattata la segnalazione al Tribunale dei minori. Visto il forte disagio e la paura che la situazione familiare potesse degenerare, il magistrato ha deciso di allontanare momentaneamente la ragazzina dalla famiglia in una struttura protetta (la triste vicenda di Hina è di monito). Una storia a lieto fine per una ragazzina che ha avuto la fortuna di trovarsi in un paese civile.

Non è così per altre sessanta milioni di bambine e adolescenti come lei, che non possono ribellarsi all’usanza barbara di essere date in mogli a uomini adulti e vecchi, che le violentano e sottopongono ad ogni genere di brutalità se solo osano protestare. Anzi in quei paesi (che troppi si ostinano a chiamare civili) si fanno anche fatwe per autorizzare matrimoni con bambine di 10 anni.

Possiamo dire senza passare per razzisti che sono dei cavernicoli arretrati di 500 anni, ergo manco sanno dove sta di casa la civiltà?

Orpheus

Pubblicato il 31/1/2009 alle 17.58 nella rubrica Islam.

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