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Superstipendi ai moralisti della Consulta

 

Due autorevoli collaboratori del ‘Corriere della Sera’, Sergio Romano e Giovanni Belardelli hanno richiamato l’attenzione dei lettori sugli incredibili privilegi della Corte Costituzionale: dalle presidenze troppo brevi—Giovanni Maria Flick, eletto di recente, durerà in carica meno di quattro mesi—ai "vantaggi economici e di status" riservati agli itali Soloni. Nell’aprile scorso un benemerito servizio de ‘L’Espresso’, a firma di Primo di Nicola, Alla corte dei privilegi, aveva documentato, in modo preciso e puntuale, i guadagni dei membri della Corte "416 mila euro lordi nel caso del semplice giudice, addirittura 500 mila il presidente. Una cifra che fa impallidire il compenso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, inchiodato a 218 mila euro e umilia quello del presidente del Consiglio uscente Romano Prodi che, sommando indennità parlamentare (146 mila euro), stipendio da premier (altri 55 mila) e indennità di funzione (poco più di 11 mila) è riuscito a malapena a superare i 210 mila euro l’anno. Ma alla Corte costituzionale gli ali livelli retributivi non portano benefici solo per i nove anni previsti dal mandato. Scaricano effetti miracolosi anche sulla liquidazione e il trattamento pensionistico dei magistrati. Anche nei casi di cessazione anticipata dall’incarico". Tra i cari casi eclatanti , l’articolista citava quello del Prof. Romano Vaccarella, avvocato di Berlusconi (una superliquidazione di 1 milione 200 mila euro lordi) e di Gustavo Zagrebelsky "giudice dal settembre 1995 e presidente della Consulta dal 28 gennaio al 13 settembre 2004 | sic!|" che, ricongiungendo gli anni della carriera universitaria con i nove di Corte, "ha riscosso una liquidazione di 907 mila euro lordi".

Si tratta di cifre da capogiro ma che restano notizie buttate lì, senza seguito di dibattito pubblico e di indignazione civile, nonostante il ‘repechage’ strumentale, fatto da Concita De Gregorio sull’”Unità” della ‘questione morale’. La buonanima di Gaetano Salvemini soleva dire che gli Italiani che lo disgustavano maggiormente, ancora più dei ‘retori’ e dei ‘camorristi’, erano i falsi moralisti. Si può capire se si pensa che tra i privilegiati della Corte ci sono le avanguardie dell’antiberlusconismo teologico, i ‘camelots’ del conflitto d’interessi, i catoni del tardo azionismo: nella fattispecie, nessuno di loro è tanto "fesso", per adoperare il linguaggio del leader  del ‘partito delle procure’, Antonio Di Pietro, da portare acqua al mulino del nemico pubblico n. 1 dei magistrati! Per le vecchie volpi e i nuovi avventurieri della politica, l’etica è una mina da piazzare nel terreno degli avversari. Per questo il discorso sulle prebende dei giudici costituzionali difficilmente entrerà nell’o.d.g. dell’agenda politica. I diretti interessati continueranno a far finta di niente e, qualora interpellati, risponderanno, come la mondana della poesia di Trilussa, In pretura : "Loro potranno divve quer che vonno: / ma io, su le questioni de l'onore,/ fo come li Ministri: nun risponno!". 
Da L'Occidentale
Una vergogna a quanto pare bipartisan...
Orpheus

Pubblicato il 16/12/2008 alle 22.56 nella rubrica Sprechi rossi e tasse.

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