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Su Curzi ha ragione Pansa

 
In Italia quando un nome di risalto della sinistra intellettuale muore diventa automaticamente un “santino” da venerare. Pazienza che lo facciano i compagni, ma che lo facciano esponenti del centro-destra, lo trovo ridicolo. Dipende dal fatto che a destra, molti hanno il complesso dello "scolaro" che si sente sempre inferiore (dal punto di vista del sapere) al "maestro". Sandro Curzi non mi piaceva da vivo e continua a non piacermi da morto e non perché era di sinistra, ma perché era fazioso oltre ogni dire, da buon comunista preferiva lasciare “i cadaveri negli armadi” e aggrediva verbalmente e con disprezzo chi, come Pansa a quei morti, ha voluto dare voce e dignità.
Non ho fatto altro che sentire ripetere che era un uomo "libero" ma come può essere libero uno che è talmente prigioniero di un’ideologia da stravolgere la realtà a suo uso e consumo?
Come me la pensa anche
Giampaolo Pansa  che nell'editoriale sul Riformista ha raccontato il Sandro Curzi che ha conosciuto lui, quello che lo ha attaccato ignobilmente per demolire "Il sangue dei vinti", il suo libro dedicato alle mattanze dei partigiani dopo il 25 aprile, etichettandolo come "Libro vergognoso di un voltagabbana" , pur sapendo che tutto ciò che vi era riportato era verità storica.
"Sapeva bene – scrive Pansa – che quanto raccontavo era tutto vero. Ma era vietato dirlo. In base al dogma che fare le bucce al Pci significava diffamare la Resistenza". 

Stesso discorso vale per Enzo Biagi, sono stata felicissima di leggere che la Moratti non ha voluto che gli fosse tributato l’Ambrogino d’oro. Non capisco infatti PERCHE’ noi dobbiamo riverire i loro “santini” e loro possono sputare sui nostri eroi: i ragazzi di Nassiryia per esempio o il coraggioso Fabrizio Quattrocchi, uomini che hanno dato la vita per ciò in cui credevano.
Orpheus

Pubblicato il 26/11/2008 alle 21.59 nella rubrica Diario.

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