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PD creativo: per Bassolino vale lo stato di Diritto, per Cosentino del PdL, valgono le dichiarazioni dei pentiti


Immagine gentilmente offerta dal Berretto a Sonagli 

Nella disperata rincorsa al più becero, giustizialista e demagogico ‘dipietrismo” i vertici del Pd stanno superando ogni più funesta previsione, il problema è che nel farlo producono seri danni allo stato di diritto.
Più precisamente faccio riferimento all’On. Marco Minniti, molto “ombra” e veramente poco “ministro” degli interni, che in queste ultime settimane ha rilanciato posizioni politiche estremamente gravi e per giunta “strabiche” nel senso che cercano la pagliuzza a destra e ignorano bellamente la trave a sinistra.
Minniti afferma, infatti che: “le accuse di collaboratori di giustizia (leggi pentiti) pongono un problema di incompatibilità con funzioni di Governo” e che “per selezionare la classe dirigente, occorre comunque anticipare i processi”, ovviamente riferendosi a quanto accaduto all’On. Nicola Cosentino, Sottosegretario all’economia del Governo Berlusconi e Coordinatore regionale di Forza Italia in Campania, il quale è stato accusato, appunto da quattro pentiti di essere al soldo dei boss casalesi.

Minniti basandosi UNICAMENTE sulle dichiarazioni dei suddetti pentiti, chiede a viva voce le dimissioni di Cosentino. Tali dichiarazioni ancora da verificare, sono state date in pasto in pasto all’opinione pubblica attraverso la consueta (e vergognosa) campagna mediatica, a prescindere dall’esito delle indagini e soprattutto dalla veridicità del tutto.
Quanto ciò sia grave lo si può facilmente intuire, non solo perché calpesta i principi basilari del diritto e delle garanzie individuali, ma ancor più perché di fatto mette la politica e più in generale la democrazia nelle mani dei pentiti, l’attendibilità dei quali si è spesso rivelata assai scarsa.
Se, come l’on. Minniti dichiara sono sufficienti le dichiarazioni di due pentiti per costringere un rappresentante del Governo alle dimissioni si pongono delle premesse veramente pericolose, soprattutto nel meridione, dove mafia e camorra hanno uno strapotere, e dove quindi basterebbero un pugno di pentiti per ribaltare il risultato elettorale, ottenendo magari di sostituire, con personaggi ‘comodi’, quelli ‘scomodi’ ai traffici della criminalità organizzata.

Tanto focoso giustizialismo nell’on. Minniti si smorza fino a diventare un silenzio assordante, quando si passa ad ALTRI politici campani, ben più importanti e in vista di Cosentino (do you remember Bassolino? No…eh, lo immaginavo) sottoposti a ben più rilevanti procedimenti giudiziari con gravi accuse di malversazioni relative al disastro sulla raccolta rifiuti. Qui il nostro emulo di Di Pietro diventa improvvisamente afono (come il suo mentore d’altronde, e tutto il PD). Per Bassolino valgono le garanzie individuali e costituzionali, vale lo stato di diritto, per Cosentino, no, valgono i pentiti. Perché? Perché lo dice Minniti. E così vi basti.

Ma come si può prendere sul serio una simile opposizione?
notizia da L'Opinione.it
Orpheus

Pubblicato il 14/10/2008 alle 19.35 nella rubrica Sinistra indegna.

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