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Anche il comunismo fu il male assoluto: un secolo di persecuzioni antisemite in Russia


"Io sono comunista. Non ho nessuna

abiura da fare rispetto al portato
storico di cui anche io sono espressione"   
Walter Veltroni -
Ag. Ansa del 19 aprile 1989

Caro Uoltèr visto il tuo sensibilissimo animo che ti ha portato a dare le dimissioni dal comitato del museo della Shoah, per mostrare solidarietà agli ebrei italiani, offesi da una frase del sindaco Alemanno, mi aspetto le tue dimisioni anche da segretario del PD, per coerenza ovviamente.
Visto che i genocidi, per di più dello stesso popolo, dovrebbero avere lo stesso peso, anche se hanno un altro colore politico, e un animo garbato come il tuo, non può dividere le vittime in morti di serie A o serie Z, a secondo della fede politica dei loro assassini.

Il 13 gennaio 1953, il governo sovietico annunciò al mondo che nove medici del Cremlino, sei dei quali avevano nomi ebraici, avevano ucciso tra il 1945 e il 1948 alcuni stretti collaboratori di Stalin e, per ordine degli imperialisti occidentali e dei sionisti, stavano preparandosi a colpire i vertici del partito e dell'esercito dell'Unione Sovietica. Era il tristemente celebre "complotto dei medici", il segnale che, dopo le purghe degli anni Trenta, Stalin stava per lanciare un nuovo Terrore. Infatti, nelle sei settimane seguenti i giornali non fecero che riferire di ebrei che erano stati arrestati, licenziati o giustiziati per "crimini economici" o "spionaggio". L'epilogo era segnato: la deportazione dei due milioni di ebrei russi nei gulag della Siberia e del Kazakhstan. Puntuale, la "Pravda" pubblicò un appello in cui decine dei più illustri scrittori, musicisti, scienziati ebrei sovietici supplicavano il Padre di Tutti i Popoli affinché deportasse gli ebrei nei più estremi territori orientali, per sottrarli alla giusta collera dei Popoli. Se Stalin non poté realizzare l'ultimo dei suoi crimini fu solo perché, come scrisse Solzenicyn, "Dio gli disse di separarsi dalla sua gabbia toracica". Subito dopo la morte del dittatore, per la prima volta il governo sovietico ammise che il complotto imperialista era stato inventato di sana pianta. La storia che racconta questo libro - uscito per la prima volta nel 1991 - è una tragedia di persecuzioni e complicità, pregiudizio e delirio d'onnipotenza.

Per scriverla, Louis Rapoport si è servito dei documenti d'archivio resi disponibili solo dalle riforme di Gorbaciov alla fine degli anni Ottanta, e ha intervistato i discendenti delle vittime e i superstiti della purga antiebraica. 
L'antisemitismo sovietico - paradossalmente accresciuto dal fatto che gli ebrei erano una componente decisiva della rivoluzione bolscevica - discende direttamente da quello zarista che all'inizio del Novecento scatenò pogrom sanguinosi e produsse i falsi Protocolli degli anziani di Sion. E non si è esaurito con Stalin o con la fine del comunismo, anzi: il saggio di Rapoport è la premessa indispensabile per capire gli attuali e preoccupanti rigurgiti dell'antisemitismo nell'Europa orientale.

Caro Uoltèr forse la richiesta di dimisioni é eccessiva, mi aspetto però, ALMENO che tu DICHIARI ai quattro venti che il "COMUNISMO FU IL MALE ASSOLUTO".
Un piccolo test per tastare il tuo senso democratico.
Orpheus

Pubblicato il 9/9/2008 alle 10.23 nella rubrica Sinistra indegna.

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