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Troppo “sana” per morire

 
L’hospice 'Il Ne­spolo' di Airuno (Lecco) la struttura che dovrebbe accogliere Eluana, ha dato la sua disponibilità ad una condizione agghiacciante Eluana vi deve giungere “in stato terminale” e senza sondino, ovviamente.
"La nota di spiegazione diffusa ieri dalla direzione dell’hospice stesso lo dice chiaramente: “Siamo disponibili ad accoglierla a condi­zione che, al momento del ricovero, la paziente risulti già in uno stato ter­minale. Una condizione inderogabile, in quanto un hospi­ce è una struttura per la cura dei ma­lati per i quali la morte è attesa nel breve-medio periodo, non può quindi ospitare 'portatori di patolo­gie a decorso indefinibile, come quel­lo attuale di Eluana, che è sana e non accenna a morire.
Ed è quell’ attua­le la parola chiave. Infatti il comu­nicato prosegue così: Qualora inve­ce venisse attuata l’interruzione del trattamento, ovvero cibo e acqua le venissero sospesi, la situazione cli­nica verrebbe a modificarsi radical­mente.... La paziente diventereb­be a tutti gli effetti una malata mo­rente. E l’hospice non avrebbe più problemi.
Denutrizione e disidratazione, infat­ti, rendono terminale qualsiasi sog­getto sano..."  Da L'Avvenire

Se lotti contro questa follia, ti becchi del bigotto. Per i forzati dell’eutanasia senza se e senza ma, non esiste che anche un ateo o un laico possano, per rispetto verso la vita, condividere le posizioni dei cattolici. Non quelle più oltranziste, ma quelle dettate semplicemente dalla compassione e dal buon senso.
Si può dare ad un parente diritto di scelta su un bene così assoluto come quello alla vita?
No. Per me no. Nemmeno ad un genitore. Solo la persona che morirà può scegliere e solo a determinate condizioni.
Si dice che nel caso di Eluana la “natura deve fare il suo corso”, e allora i progressi della medicina per cui l’umanità si è tanto prodigata nel corso dei secoli, a cosa servono?
Se allarghiamo questa assurda affermazione non si finisce più, anche i malati gravi di diabete “vanno contro natura” per continuare a vivere, e i malati di AIDS o di decine di patologie e sindromi gravissime, che fanno parte della natura e che l’UOMO ha sconfitto a volte totalmente, a volte in parte, proprio impedendo alla natura di fare il suo corso. La medicina è nata appunto per deviare il corso della “natura”, o no?

A queste condizioni dove scelgono giudici e parenti è meglio che sia introdotto il testamento biologico, al quale sono favorevole. Un testamento scritto di proprio pugno e nel pieno possesso delle facoltà, al di fuori del quale, nessuno possa intervenire perché una volta anni prima ci è scappato di dire, che “sarebbe meglio morire”. Per coloro che auspicano che la natura faccia il suo corso è un piccolo incomodo, per coloro che al contrario, credono che la vita valga sempre la pena di essere vissuta, è una garanzia. Per tutti é una scelta personale, come é giusto che sia.
Orpheus

Pubblicato il 15/7/2008 alle 17.45 nella rubrica Etica e religione.

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