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Tremonti attacca le Coop e l'Europa gli dà ragione

 

La scorsa settimana il commissario per la concorrenza Neelie Kroes, ha richiesto alcuni chiarimenti al governo Italiano in merito alle agevolazioni fiscali di cui beneficiano le cooperative.
A Bruxelles temono che alcune misure siano una forma di favoritismo nei confronti delle Coop, soprattutto di quelle che operano nella distribuzione, a scapito degli altri soggetti che non vantano la stessa modalità organizzativa.
In particolare, suscitano perplessità tre tipi di elementi.
Il primo è la deducibilità dal reddito imponibile degli utili accantonati ad apposite riserve indivisibili.
Il secondo è la deducibilità dei ristorni dal reddito imponibile delle coop.
Il terzo è  lo “sconto fiscale”sugli interessi passivi corrisposti dalle coop ai soci per depositi a breve termine (i c.d. “prestiti sociali”). 

Caso vuole che, mentre al Ministero dell’Economia i tecnici siano intenti a ricalibrare il carico fiscale degli Italiani, questa richiesta della UE sia un bel assist. Infatti tra le misure varate dal Ministro nella sua manovra per incrementare il fondo in favore degli Italiani meno abbienti c’è una stretta alle coop

In che modo? E’ previsto l’aumento dal 12,5% al 20% del prelievo fiscale sugli interessi che le cooperative versano ai soci.
Richiedere il 5% degli utili netti delle coop a mutualità prevalente che hanno un prestito sociale di almeno 50 milioni.
Infine elevare dal 30% al 55% la quota imponibile dell’utile per le coop di consumo
. L’adozione di quest’ultima misura risponderebbe quantomeno all’osservazione UE secondo cui la deduzione dal reddito degli accantonamenti a utili indivisibile comporta una forma di aiuto di Stato inammissibile. 
Di fatto, poi, sono passati un po’ in secondo piano altri aspetti pur rilevanti. Ovvero che molte coop si muovono agevolmente sui mercati finanziari: solo due estati fa la Unipol di Consorte tentava – invano - di scalare BNL. Doveroso – ora come allora – chiedersi fino a che punto è lecito che soggetti giuridici a vocazione mutualistica possano speculare in operazioni finanziarie e (non essendo contendibili) possano lanciare offerte su società quotate. Alcune Coop della grande distribuzione sono tradizionalmente legate a apparati politici di sinistra, e, di qui, ad alcune amministrazioni locali permeate da uomini pci/PDS/DS/PD.

Con molta facilità si diventa funzionari di partito, poi amministratori di coop e sindaci.
Ci si chieda quindi se un permesso edile in qualsiasi città della Romagna sia concesso alle stesse condizioni a una coop o a un qualsiasi altro operatore della GDO. O, peggio ancora, se i piani regolatori non vengano tagliati sulle misure dei centri commerciali in mano alle cooperative. Tutte queste osservazioni  - e molte altre - sono contenute nello splendido “Falce e Carrello” di Bernardo Caprotti. Il patron di Esselunga rileva  ad esempio  che con soli 132 esercizi e la metà dei punti vendita, Esselunga ha fatturato il 47% in più rispetto ai concorrenti coop.  
L’efficienza del modello cooperativo e la sua adeguatezza rispetto al tempo presente vanno ripensate a fondo. E i presupposti per questa riflessione, alla luce delle osservazioni UE e della sacrosanta stretta fiscale operata da Tremonti, sono solidi.
Da l'Occidentale

Pubblicato il 24/6/2008 alle 21.20 nella rubrica Sprechi rossi e tasse.

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