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Testamento biologico: una norma lo permette, una donna sceglie di morire

 

In questo paese il più delle volte le “battaglie civili” si fanno contro la Chiesa e non per ottenere veramente qualcosa. Sono battaglie strumentali con il solo obiettivo di criminalizzare i cattolici.
Una di queste “battaglie civili” è il testamento biologico, invocato come se fosse impossibile, in questo paese, rifiutare l’accanimento terapeutico. Non è così.
Una donna di 70 anni di Modena, Vincenza Santoro Galani era affetta da Sla (sclerosi laterale amiotrofica). Speranze di sopravvivenza: zero. Dopo tre mesi di ricovero all'ospedale la donna ha chiesto ed ottenuto il permesso di morire secondo le sue volontà, rifacendosi ad una norma del 2004, applicata in Italia per la prima volta. Questa legge consente di designare un amministratore di sostegno in previsione della perdita delle proprie facoltà intellettive (inevitabili in chiunque soffra di malattie degenerative).
Vincenza non voleva interventi che le avrebbero prolungato la sofferenza, compresa la respirazione artificiale. Pertanto, la donna ha lasciato al proprio coniuge il compito di far rispettare le sue ultime volontà.
Il 9 maggio scorso il giudice tutelare del tribunale di Modena ha concesso alla donna il permesso di morire, accogliendo la richiesta fatta dal marito di impedire un intervento di trachetomia a cui i medici avrebbero dovuto sottoporre Vincenza, che avrebbe prolungato solo le sue sofferenze. Non posso fare a meno di confrontare il caso di Vincenza con quello di Welby, le cui sofferenze avrebbero potuto essere alleviate da una morte veloce, ma ciò non è stato fatto, e mi duole dirlo, perché il suo caso serviva a demonizzare la Chiesa cattolica, visto che le norme contro l’accanimento terapeutico ci sono già.
Persino le sue spoglie terrene sono state usate per gettare discredito, quando è stato richiesto un funerale religioso, ben sapendo che la Chiesa non avrebbe mai potuto concederlo, se non derogando al proprio dogma, sulla sacralità della vita. Dogma che non impone ad un laico visto che ci sono gli strumenti giuridici per rifiutare l’accanimento terapeutico e quindi morire.
Ma una società civile deve impedire che questo “diritto” diventi un’arma a doppio taglio com’è successo in Belgio o in Olanda dove il kit per la dolce morte, viene venduto a 60 euro dalla Multipharma. Tutti ne possono far uso e com’era prevedibile in Belgio nel 2006i casi di eutanasia sono aumentati del 10%. Le due sostanze nel Kit (Norcurone e Penthotal) dopo 24 ore vengono ossidate per cui nelle salme sottoposte a esami autoptici non sono più reperibili.
Si può immaginate come potrebbe essere utilizzato un simile kit da individui senza scrupoli, per liberarsi di anziani ingombranti o di malati cronici. E non mi si venga a dire che è “fantascienza”…
Orpheus

Pubblicato il 29/5/2008 alle 18.43 nella rubrica Etica e religione.

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