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L’estremista pensionato: l'incredibile caso di Abu Qatada

 
Mentre l’Unione Europea apre alla possibilità di inasprire la legislazione in materia di espulsioni dei clandestini, la Gran Bretagna ha deciso di chiudere la disputa dando vita a uno di quei paradossi che soltanto l’imperante politically correctness può spiegare.
In una terra in cui lo Human Rights Act consente alla polizia di uccidere un sospetto terrorista in caso di presunto pericolo per la sicurezza pubblica,  è però impossibile deportare verso il paese d’origine un pericoloso estremista i-slamico perché una volta rimpatriato potrebbe subire torture. Pistolettate in casa sì, eventuali torture all’estero no.
Non si tratta di un racconto di fantasia, ma della vicenda che sta facendo imbestialire l’opinione pubblica inglese e sta aprendo un nuovo conflitto tra il primo ministro Gordon Brown (intenzionato a chiedere nuovamente il prolungamento a 42 giorni del termine di fermo senza accusa per i sospetti terroristi) e diversi membri del suo stesso partito oltre che attivisti dei diritti civili.
A giorni, infatti, lascerà il carcere di massima sicurezza di Long Lartin Abu Qatada, esponente di primo piano di al Qaeda in Gran Bretagna e ispiratore delle gesta di Mohamed Atta, uno dei capi degli attentatori dell’11 settembre, nel cui appartamento di Amburgo, in Germania, furono trovate decine di audiocassette contenenti infuocati sermoni del clerico integralista.
Ma Abu Qatada non sarà estradato in Giordania, suo paese d’origine: resterà a Londra in regime di semilibertà (avrà il coprifuoco alle 22), dove per il mantenimento potrà contare su un assegno mensile di 1.500 sterline gentilmente offerto dai contribuenti britannici. I quali, in aggiunta, dovranno sborsare altre migliaia di sterline per il controllo dell’imam da parte delle forze di polizia. Esigenza, quest’ultima, resa necessaria dal profilo personale dell’uomo.
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Non può essere estradato in Giordania perchè Abu Qatada è stato già giudicato in contumacia per gli attentati contro due hotel di Amman nel 1998, e l'articolo 5 della legislazione sui diritti umani vieta di estradare chiunque in paesi dovesi si praticano  trattamenti degradanti e inumani
Inoltre, Qatada non può essere processato perché contro di lui le prove più schiaccianti sono basate su intercettazioni telefoniche, attualmente non sufficienti per istruire una causa. Jacqui Smith, il ministro dell’Interno, si è detta contraria alla decisione della Corte d’appello di vietare l’estradizione, e ha promesso che farà di tutto per assicurare un controllo strettissimo nei confronti di Abu Qatada.
 Lui, intanto, si godrà le 1.500 sterline di benefit garantite dal welfare di quel paese che tanto disprezza e che concorre personalmente a far sentire sotto minaccia.
In Inghilterra ormai sono alla follia pura. Immagino che sia anche per questi "fatti" che alle ultime elezioni i laburisti hanno preso una batosta.
Ovunque in Europa, sembra che la priorità della sinistra sia consegnare il paese ai nemici dello stesso.
Orpheus

Pubblicato il 25/5/2008 alle 18.56 nella rubrica Islam.

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