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L’altra casta, quella dei sindacati, il nuovo libro di cui non parlerà nessuno


Il primo libro sulla “casta”, quella politica ha fatto furore, un battage mediatico senza limiti, ripreso da giornalisti e opinionisti, da grillini e no-global, da destra e sinistra. Un’operazione ad hoc, che ha messo alla gogna l’intera classe politica, a mio parere, un’abile manovra per mitigare i disastri del governo Prodi, stemperandoli con gli scandalosi privilegi dei politici, per creare un presunto sentimento di antipolitica, necessario a formare la “cortina fumogena” dietro la quale nascondere il vero sentimento di “antisinistra”, venuto prepotentemente a galla nelle recenti elezioni.
Gli italiani infatti sono corsi a votare, rifilando un bel vaffa a Grillo, e "batostando" sonoramente i compagni.
Adesso è appena uscito un libro che prende di mira un’altra casta, non meno privilegiata e potente di quella politica: quella dei sindacati. Scommettiamo che di questo libro ne parleranno in 4 gatti?
Il titolo è significativo “L’ALTRA CASTA” di Stefano Liviadotti, giornalista economico dell’Espresso, ed è un’inchiesta sui privilegi della casta dei sindicati.
Liviadotti va a curiosare tra i bilanci delle organizzazioni e le ambizioni politiche dei suoi leader. Non solo giri d’affari rilevanti, ma anche la formazione di una sorta di casta burocratica sempre più lontana dal paese reale, come quella della politica.

Un assaggio di questi privilegi?

I sindacati hanno avuto i loro immobili gratis, grazie ad una legge: la numero 902 del 18 novembre 1977, che ha assegnato la proprietà del 93% dei patrimoni residui delle organizzazioni sindacali fasciste soppresse alle più importanti confederazioni sindacali e alle associazioni d'impresa (Cgil, Cisl, Uil, Cisnal, Cida, Legacoop ecc.). La stessa legge stabilì che questi trasferimenti di proprietà dovevano essere “esenti dal pagamento di qualsiasi tassa o imposta”.
Nel suo libro Livadiotti ha provato a quantificare il valore reale degli immobili posseduti da Cgil-CislUil. Impresa improba, visto che per legge i sindacati sono esentati dall'obbligo di presentare un bilancio consolidato
Lodovico Sgritta, amministratore della Cgil, ha detto che “deve trattarsi di una cifra davvero impressionante”.
Il "sindacato rosso" possiede 3000 sedi sparse in tutta Italia, la Cisl, invece, di sedi ne conta 5000, “quasi tutte di proprietà”. L'unico sindacato ad aver messo nero su bianco è la Uil, che ha fondato una Spa chiamata "Labour Uil" nella quale sono concentrati gli investimenti nel mattone. In bilancio ci sono immobili per oltre 35 milioni di euro. Tra questi non c'è la sede nazionale di via Lucullo, a Roma stimata da Angeletti tra i 70 e gli 80 milioni di euro.
Potenzialmente la legge concede ai sindacati la facoltà di non pagare l'Ici, un decreto (504 del 30/12/1992), esenta dal versamento gli immobili di enti non commerciali “destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. L'esenzione, però, scatta soltanto se l'immobile in questione è intestato direttamente al sindacato. 
Cgil-Cisl-Uil hanno scelto di affidare la gestione dei loro immobili a società terze. Non per amor patrio e desiderio di pagare le tasse, ma perché capitava che alla morte di un segretario generale, qualcuno dei parenti rivendicasse diritti.

E intanto Epifani dice NO, a Berlusconi sul taglio dell’ Ici e la detassazione degli straordinari…quando si dice battersi per l'interesse dei  proletari!!!!
Per Epifani "la priorita' é restituire quanto prelevato con le tasse ai lavoratori e ai pensionati", ovviamente NON dice da CHI, come se n'è guardato bene da organizzare scioperi a gogò, contro un governo che ha portato la pressione fiscale REALE quasi al 50%....
Ho solo un dubbio se aizza la piazza, per protestare contro il taglio dell'Ici, ci saranno “coglioni” pronti a seguirlo?

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Orpheus

Pubblicato il 18/4/2008 alle 21.44 nella rubrica Sinistra indegna.

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