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Eurabia: Bruxelles difende il partito islamico contro la laicità

 

Ora che finalmente gli anti corpi laici della Turchia kemalista avevano trovato un potente antidoto contro l’islamismo in doppio petto di Recep Tayyip Erdogan e di Abdullah Gul mettendo sotto accusa il loro partito davanti alla corte costituzionale di Ankara, che cosa fa la solita Europa dell’islamically correct? Solidarizza con i due sotto accusa.
E’ la stessa storia che è andata avanti negli ultimi sette anni dopo l’11 settembre. E l’altro ieri non c’è stata neanche l’eccezione che conferma al regola. Tutti infatti sanno, anche i sassi, che i due governi Erdogan stanno riportando la Turchia nel baratro del confessionalismo islamico. Certo non ancora wahabita o estremista, ma comunque a un passo dal Medio Evo. Con donne indotte a usare il velo e con altre fanatiche dell’hijab. Il tutto condito da sfoggi televisivi delle teste velate da parte delle consorti del premier e del capo dello Stato.
Che cosa doveva fare la Corte Costituzionale turca di fronte a queste constatazioni di attentati permanenti alla laicità dello stato? Niente altro che accogliere, come ha fatto, la richiesta avanzata il 14 marzo scorso dal procuratore della Corte di Cassazione, Abdurrahman Yalcinkaya, di chiudere il filo-islamico Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp), al governo, e di interdire per cinque anni da ogni attività politica i suoi massimi dirigenti, tra cui il presidente Abdullah Gul ed il premier Recep Tayyip Erdogan. Le esperienze pregresse ci portano a preconizzare molto presto un intervento riequilibratore da parte dell’esercito. Magari con un “sano golpe bianco” come già accaduto negli anni ’70 e negli anni ’80. Ma l’Europa che se la fa sotto con la Cina, fa invece la voce grossa contro la Corte Costituzionale di Ankara solidarizzando con il premier e il capo di stato islamisti.
Come ha riferito ai giornalisti il vice presidente della Corte Costituzionale, Osman Paksut, la decisione di procedere all’esame del merito sulla richiesta di chiusura dell’Akp è stata presa all’unanimità dagli 11 giudici della Consulta. Quattro giudici hanno chiesto l’esclusione dal caso del presidente Gul che, in quanto fondatore ed ex dirigente dell’Akp, è stato incluso dal procuratore Yalcinkaya nella lista dei 71 esponeti del partito per cui è stata chiesta l’interdizione dalle attività politiche per 5 anni. La maggioranza, tuttavia, aveva votato contro questa Richiesta di esclusione. Ora bisognerà attendere un anno per la sentenza ma forse meno per il golpe dell’esercito. Tra le righe si capisce che la Turchia laica, che vorrebbe entrare nell’Ue e restare alleata di Usa e Israele, piuttosto che strizzare l’occhio all’Iran come sta facendo Erdogan, si sta giocando quest’ultima chance per entrare in Europa al termine delle lunghissime trattative in corso. E per il bene loro e nostro, e alla faccia della Ue, dell’Onu e di tutti quelli che tifano sempre dalla parte sbagliata, sarà molto meglio che in Europa entri una Turchia laica piuttosto che quella odierna di Erdogan.
Dimitri Buffa-L'Opinione.it
Un'Europa non solo filo-islamica in nome del multicuturalismo, ma addirittura filo-fondamentalista....il bello é che si proclama laica e in nome della laicità ha intrapreso una guerra contro la religione cristiana. Per estirparne le radici.
Se non ci andassero di mezzo le nostre vite, ci sarebbe da ridere, davanti a tanta idiozia...
Orpheus

Pubblicato il 2/4/2008 alle 22.11 nella rubrica Diario.

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