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Massimo D’Alema anti-israeliano per ragioni di poltrona

 Massimo D'Alema foto

Più delle convinzioni contano le poltrone che si ambisce ottenere.
Per questo Massimo D’Alema insiste nelle proprie posizioni anti-americane e soprattutto anti-israeliane anche da ministro degli Esteri in carica a tempo scaduto.
Baffino infatti punta a occupare il posto che è attualmente di Xavier Solana e, dicono, a diventare in seguito vicesegretario dell’Onu. Così il cerchio della nemesi si chiuderà. Per ottenere la prima carica servono i voti di tanti paesi la cui classe politica e i governi sono tradizionalmente anti-Israele: Cipro, Malta, Norvegia, Lettonia, Finlandia, Grecia. Per ottenere la seconda occorre anche l’assenso dei paesi arabi, dell’Iran, della Cina e della Russia.
Ergo? Israele dovrà farsene una ragione: ogni qual volta sarà ucciso un civile israeliano da un razzo Qassam sparato da Gaza o dal sud del Libano tenga ben presente che se verranno uccisi per rappresaglia terroristi senza divisa costoro si trasformeranno immediatamente in “poveri palestinesi innocenti”.
Il tutto a maggior gloria della futura carriera del leader Maximo del Pd. E la reazione sarà giudicata “sproporzionata”. Di default. Recentemente D’Alema ha creato un incidente diplomatico con il pur compassatissimo ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir. Il quale, a proposito di trattative con Hamas, ha fatto il seguente paragone: “Chi ci invita a negoziare con Hamas ci invita semplicemente a negoziare sulla misura della bara e sul numero dei fiori da mettere sulla corona...”. Aggiungendo che “Hamas vuole soltanto la distruzione di Israele”. Fin qui è tutto noto. Quasi scontato. Pochi sanno però che la gaffe di D’Alema è stata ben più grande e nelle sedi internazionali: infatti autorevoli fonti dicono che sia stato pressoché zittito dalla sua collega agli Esteri nello stato ebraico, Tzipi Livni, che, durante un incontro a Lisbona, lo ha interrotto bruscamente mentre si avventurava nelle sue solite, avventurose, analisi geopolitiche, e scoprendo il polso nonché indicando l’orologio con voce gelida gli avrebbe sibilato in faccia: “Ho solo 15 minuti per lei, ne tenga conto”. Giorni addietro era scoppiato un altro caso soffocato sul nascere: Nabih Berri, lo sciita ex leader di Amal, che appoggia Hezbollah dallo scranno che occupa come presidente del parlamento libanese, avrebbe immediatamente cercato al telefono il titolare della Farnesina dopo le dichiarazioni dell’ex ministro della difesa Antonio Martino, possibiliste su una riduzione del contingente italiano per Unifil 2, visti gli scarsi successi e l’evidente riarmo di Hezbollah grazie a armi che vengono dall’Iran tramite la Siria.
Immediatamente D’Alema ha fatto una dichiarazione allarmata secondo cui “simili affermazioni danneggiano il Paese”, cioè l’Italia. In realtà anche quella imprudente affermazione va letta nell’ottica della scalata al posto attualmente di Xavier Solana: oramai è chiaro a tutti, infatti, che Unifil 2 più che proteggere Israele dagli Hezbollah ha fatto esattamente viceversa. Evitando incursioni aeree e terrestri di Tzahal a caccia di quelle armi ai terroristi di Nasrallah che Unifil 2 si è guardata bene dall’intercettare. Quindi D’Alema garantisce gli Hezbollah, non Israele. E vedrete che presto la tanto ambita poltrona di prestigio internazionale la otterrà. Sulla pelle degli israeliani che cadono per via dei missili o degli attentati terroristici di Hamas e di Hezbollah. Attacchi che partono, rispettivamente, da Gaza o dal sud del Libano.
Dimitri Buffa-L'opinione.it
In effetti queste posizione apertamente anti-israeliane e anti-Usa, da parte di D'Alema, lasciano perplessi (visto anche il passato) e non potrebbero spiegarsi altrimenti.
E mentre D'Alema si schiera dalla parte dei terroristi Hamas e Hezbollah, Angela Merkel, 
si impegna per impedire un Olocausto nucleare. La Germania ha una responsabilità speciale nei confronti del popolo di Israele, dopo che il precedente regime nazista aveva cercato di annientarlo completamente. Ora la Germania, sessantatre anni dopo, si impegna perché l’Olocausto non si ripeta ad opera di un Iran dotato di armi atomiche. Questo il succo dello storico discorso del cancelliere tedesco Angela Merkel, primo capo di governo straniero a parlare di fronte alla Knesset, il parlamento israeliano. Per quanto riguarda la minaccia di Teheran, la Merkel ha dichiarato che: “Il mondo non deve provare all’Iran che non sta costruendo la bomba atomica; è l’Iran che deve convincere il mondo di non volerla”.
Orpheus


Pubblicato il 19/3/2008 alle 20.41 nella rubrica Diario.

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