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La viltà dell’Onu e il coraggio di re Abdullah

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L’attentato terrorista che ha causato la morte di otto ragazzi dai 15 ai 26 anni e ne ha feriti una decina, ha messo in luce una realtà incontestabile e cioè che i terroristi palestinesi non sono poveracci, costretti da una vita grama a uccidere gli oppressori (come non lo sono stati gli attentatori di Londra, Madrid, NY)
Proprio no.
Il carnefice di questa ultima orrenda strage è un arabo israeliano Ala Abu Dheim del quartiere gerusalemitano di Jabel Mukaber, i suoi familiari sono israeliani, ovvero godono di pensione, assistenza, dei diritti degli israeliani. Niente disperazione da disoccupazione o fame, ma l’adesione all’ideologia di chi vuole distruggere Israele, ovvero Hamas e Hezbollah. La famiglia benestante e nota nella zona, si vanta dell’accaduto e nel giardino di casa fa sventolare le bandiere di Hamas. Anche in Giordania la famiglia del terrorista è ramificata e importante e, pare, con buoni contatti a corte; però, quando ha montato la tenda del lutto, la polizia di Re Abdullah gliel’ha impedito. Questa storia sfata due miti: il primo, che i terroristi siano disgraziati senza speranza, quasi costretti a uccidere. Il secondo: non è affatto scritto che un Paese arabo, per paura delle reazioni dei propri integralisti islamici, debba voltarsi dall’altra parte di fronte all’odio antisraeliano. Anche Abdullah aveva certo visto in tv le ripugnanti manifestazioni di gioia che a Gaza come a Ramallah avevano festeggiato la strage. È stato bravo il giovane re, che ha così delegittimato il terrore. Al contrario, l’Onu l’ha legittimato non riuscendo nemmeno a condannare la carneficina di alcuni ragazzi in preghiera, mentre non ha problemi a protestare perché Israele “usa mezzi sproporzionati”. Ma come? Quali sarebbero i mezzi proporzionati in una guerra in cui di fronte all’esercito un’organizzazione integralista prende di mira volutamente i civili altrui e usa i propri come scudi umani?
Forse l’Onu vuole suggerire che Israele deve lanciare una pioggia di missili su Gaza, eguale a quella che cade su Sderot giorno e notte?Riassunto da Il Giornale
Detto questo s’impone una riflessione, perché allevarsi in seno le serpi che ci morderanno la mano?
Cosa abbiamo da guadagnarci? Tutti coloro che sono in odore di fondamentalismo, devono essere cacciati a calcioni fuori dai confini, e mi stupisce, che anche gli israeliani, con la terribile esperienza di un'infinita sequela di atti terroristici abbiano sottovalutato il pericolo di una famiglia chiaramente legata ad Hamas.
Orpheus

Pubblicato il 9/3/2008 alle 22.41 nella rubrica Israele nel cuore.

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