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Riciccia Cicciobello

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Rutelli vuol tornare in Campidoglio, e la cosa è interessante per quel che racconta del fallimento della politica italiana. Il sistema elettorale per la scelta dei sindaci è generalmente considerato il migliore, fra i tanti che adottiamo in Italia, perché capace di selezionare personale nuovo ed assegnare all’eletto poteri reali.
Il caso di Roma testimonia un andazzo diverso: Veltroni fece il sindaco per sfuggire al disastro elettorale del partito di cui era segretario, mentre Rutelli torna a fare il sindaco per sottrarsi alla sconfitta del governo di cui fa parte, e smise di esserlo per conquistarsi una sconfitta elettorale che gli avrebbe dato una rendita di posizione. In pratica: sono sempre gli stessi e si scambiano il posto perché non c’è alcun ricambio della classe politica.
Nell’inesistenza dei partiti sono cresciuti mali antichi della politica nostrana, come il trasformismo ed il personalismo
. Abbiamo comunisti che fanno i liberal e radicali divenuti baciapantofole. L’importante è che non se ne vada nessuno e che nessuna sconfitta elettorale segni la fine di una carriera che non ha alcuna possibile alternativa di lavoro, di competenza professionale e di reddito.
Fanfani su soprannominato “rieccolo”, perché ogni tanto rispuntava fuori, ma almeno era fior d’economista, professore universitario e sapeva anche dipingere. Qui c’è gente che si distingue per eclettismo inconcludente, senza mai lasciare la scena. Sono giovani a vita, forse perché non diventeranno mai adulti.
Non è escluso che nella Roma un tempo guidata da Ernesto Nathan il duello sia fra l’uomo del giubileo e quello per la sacralità della vita. Il che non m’inquieta come laico, ma m’infastidirebbe come cattolico, giacché l’esibizionismo filopapalino somiglia più ad un insulto che non ad un omaggio alla fede.
Nel complesso, comunque, il centro destra s’impegna, ancora una volta, nello sforzo di far vincere il sindaco di sinistra, per giunta ricicciato. Deve essere il frutto delle letture classiche, come Giovenale: Omnia Romae cum pretio (A Roma tutto ha un prezzo). O magari conta anche la lettura del piano regolatore. Un tempo Roma fu palestra di politica e politici nuovi, ora è l’ospizio della sconfitta. Casa di riposo, dove allevare la corte, coltivare le relazioni e nutrire la clientela.
Da Legnostorto-Davide Giacalone
Basta vedere il degrado di Roma per capire quanto sia azzeccata l'affermazione "ospizio della sconfitta".
A sinistra ci mandano i "trombati" e a destra candidati poco appetibili.
Quando ho letto di Giuliano Ferrara, come possibile candidato da opporre a Rutelli, mi sono detta che si sarebbe anche potuta evitare la seccatura del voto ai romani. Ferrara con la sua battaglia ideologica contro l'aborto, recepita dalla massa come un attentato alla 194, era tagliato fuori in partenza.
Oggi é
tramontata l'ipotesi Ferrara e sorge quella Meloni...e da una candidatura "suicida" si é passati ad una "inoffensiva"...l
Giorgia Meloni é simpatica e brava, ma troppo giovane e troppo sconosciuta e per giunta donna, che al centro-sud non é una carta vincente.
Io la voterei perchè Rutelli é il "vuoto pnematico" confezionato da "bello guaglione"...ma la maggioranza dei romani non credo proprio.
Orpheus

Pubblicato il 20/2/2008 alle 19.28 nella rubrica l'Asinistra.

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