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Bruno Berardi si candida alle elezioni

 Finalmente anche i parenti delle vittime del terrorismo rosso avranno voce in Parlamento. Coloro che più vergognosamente sono stati ignorati dallo Stato, avranno chi li rappresenta, grazie a Bruno Berardi (figlio del maresciallo Rosario, ucciso dalle Brigate rosse a Torino).
E’ in corso, infatti una trattativa fra Berardi, presidente dell’ Associazioni Vittime del terrorismo, con An, perché siano riservati alcuni posti in Parlamento, nelle fila del centro destra ai familiari delle vittime degli anni di piombo. Gente per lo più dimenticata dallo stato italiano. Uno stato in cui invece esistono numerosi partiti che hanno sentito il bisogno di riciclare gli ex carnefici di quegli anni.
Ed è proprio per questo motivo,come afferma lo stesso Berardi, si è sentito in dovere di scendere in campo. Ci sono voluti 30 anni per approvare la legge 206 che finalmente indennizzava le vittime dei terroristi, ma ancora oggi molti congiunti di tali vittime (che includono anche quelle di Nassyria e della mafia) non hanno visto riconosciuto alcun beneficio a distanza di anni dalle tragedie”.
Berardi ha scelto An perché è un partito “che si è distinto con i fatti e non con le promesse, cosa che in questo paese non è da poco , e li ha aiutati concretamente”.
Teme purtroppo che, alcuni partiti insignificanti pur di arraffare voti alle prossime elezioni continuino lo scandalo delle candidature a ex-terroristi. Per questa ragione ha lanciato un appello che “dovrebbe essere fatto proprio da tutti i partiti che si proclamano ‘puliti’ ed a favore di una società sempre più protesa a richiedere sicurezza , onestà, e lavoro per tutti e non solo per i soliti raccomandati.”
Fin’ora in Italia le vittime del terrorismo sono sempre state ignorate mentre i carnefici hanno fatto carriera, il problema, come sottolinea sempre Bruno Berardi, è storico: “Quando sono nate le Br il loro scopo era di conquistare il potere con le armi. Tutto ciò è fallito miseramente. Pertanto oggi gli ex terroristi sono riusciti a piazzare sé e i propri compagni di merenda presso le istituzioni. Inoltre ricattano la politica e i politici e chiedono a gran voce un riconoscimento pubblico in cambio del silenzio sugli anni di piombo. E sulle coperture di cui hanno goduto.
A chi gli dice che tutti hanno il diritto di rifarsi una vita e di andare in Parlamento, Berardi risponde che “i diritti veri dovrebbero essere solo per le persone per bene che si sono sacrificate per il bene comune senza essersi sporcate le mani di sangue. Per gli altri dovrebbe valere il motto “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
Questa posizione di sfida contro le ipocrisie istituzionali ha portato a Berardi un sacco di guai e per ben due volte ha perso il lavoro, per 30 anni, lui come gli altri parenti delle vittime del terrorismo rosso, sono stati abbandonati dalle istituzioni, che “hanno voluto di proposito cancellarli dall’immaginario di questo paese negando alle nuove generazioni la conoscenza vera di quella che è stata la storia italiana negli anni di piombo”. Ma l’inferno da cui sono passati gli è servito “per diventare dei giganti indistruttibili, perchè hanno avuto dalla loro parte la solidarietà di moltissimi cittadini” . Ma ovviamente c’è ancora molto da fare…
Orpheus

Pubblicato il 4/2/2008 alle 20.8 nella rubrica PDL.

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