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L'Italia "generosa". Nel 2008 regalerà alla Cina 250 milioni di euro

 
Nella classifica delle sovvenzioni elargite da Roma, dopo Iraq e Nigeria che occupano i primi due posti, viene Pechino.
La differenza è però evidente: nel caso di Iraq e Nigeria si tratta di interventi a sostegno di economie distrutte o in gravissima sofferenza, nel caso della Cina si parla della seconda economia al mondo in termini di prodotto interno lordo. E allora la domanda è d'obbligo: ha senso finanziare attraverso la cooperazione progetti in un Paese che ha nel suo portafoglio 1500 miliardi di dollari di riserve valutarie, che ha segnato nel 2007 un surplus commerciale record di 262,2 miliardi di dollari (il 47,7 per cento in più che nel 2006, dato di ieri), che è oggi il motore più potente della globalizzazione?
Tema spinoso che si presta a mille interpretazioni e a frettolose conclusioni ma il dubbio è legittimo. I governi europei si sono interrogati sulla opportunità di attingere alla cassa per sostenere la risalita della Cina e si sono chiesti se ciò sia ancora al passo con la realtà evidenziata dai numeri e dalle statistiche. E pure la Farnesina non è rimasta insensibile alla questione. Il ministro D'Alema (lo rivela la Newsletter dell'ufficio di cooperazione allo sviluppo dell' ambasciata italiana a Pechino) parlando col direttore Giorgio Sparaci, l'uomo che in Cina segue le sorti dei fondi pubblici destinati alle nazioni in via di sviluppo, ha messo sul piatto il problema: dobbiamo andare avanti?
Buoni propositi. Era il novembre 2006, la cifra stanziata dall'Italia era di 179 milioni di euro. E pareva che la storia potesse concludersi lì. Allineandoci, così, alla scelta che stavano compiendo, già allora, altri «donatori » europei (Germania, Francia, Inghilterra, Olanda): una strategia di uscita dalla politica di aiuto «cieco» e l'adozione di una «equal partnership» con il Dragone.
Nel dicembre 2006 il governo italiano è venuto in missione ufficiale a Pechino e dal cilindro degli accordi bilaterali è spuntato un rifinanziamento della cooperazione per 70 milioni di euro. Risultato: nel 2008 l'Italia, come da intese, porterà da 179 a 250 milioni di euro il suo «aiuto» pubblico alla crescita cinese.
Parigi o Berlino o Londra — considerando i sorpassi effettuati da Pechino — adottano proprio dal 2008 e per 5 anni una strategia di «phase out», di riduzione per gradi delle sovvenzioni, Roma tarda a indirizzarsi sulla medesima strada.
Dicono le istituzioni finanziarie internazionali che Pechino in questi anni, con la sua poderosa crescita, abbia contribuito a ridurre del 75 per cento la povertà sul globo. La scalata lascia segni profondi, le disuguaglianze si acuiscono ma l'accumulazione di fondi e di patrimoni è inarrestabile.
Fra qualche settimana vi sarà l'annuncio che il Pil della Germania è nel mirino o addirittura superato. Con il suo fondo sovrano che ha in tasca 200 miliardi di dollari la Cina si compera il 10 per cento di Morgan Stanley e va a fare spesa a Wall Street. Ha davvero bisogno di una «mancia» da 250 milioni di euro?
Riassunto dal Corriere.it-Fabio Cavalera
No, che non ne ha bisogno. Mi piacerebbe sapere cosa c'è dietro. Perchè questi fondi elargiti e se per caso non c'è una qualche contropartita a favore di qualche calibro da 90 dell'industria italiana.
A parte questo trovo indecente "passare fondi" ad un paese che viola i diritti umani in ogni modo possibile e immaginabile, che opera discriminazioni razziali, religiose e sessuali, che mette in atto una politica demografica da lager nazista (quella del figlio unico che ha prodotto un genocidio femminile, e che obbliga le donne ad "abortire" fino allo ottavo mese di gravidanza), che detiene il record di condanne a morte, sia come quantità sia come varietà di motivi per i quali viene comminata. Un paese dove non c'è libertà di stampa, né di parola. Dove si pratica lo schiavismo. Dove esistono campi di concentramento, in cui i detenuti sono sottoposti ad un regime di lavori forzati che causa la morte della maggior parte di essi. Un paese tracotante che ha schiacciato il Tibet, e fa sentire la sua longa manus anche nell'ex-Brimania. Sodale dell'Iran e alle peggiori dittature mondiale.
E con i soldi delle nostre tasse, gli regaliamo 250ml di euro per "solidarietà"????
Orpheus

Pubblicato il 12/1/2008 alle 21.25 nella rubrica Sprechi rossi e tasse.

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