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Aborto un nodo gordiano

 
Ultimamente il tema dell’aborto è tornato in gran auge, prima Giuliano Ferrara ha lanciato la proposta di una moratoria Onu per l’aborto, poi  Sandro Bondi ha presentato una mozione parlamentare per rivedere le linee guida della legge 194.
I contesti che riguardano tali richieste sono profondamente diversi e meritano un serio approfondimento, ma come di consuetudine la sinistra ha risposto con la solita fuffa finto femminista-progressista fatta di slogan banali e anacronistici e con le immancabili invettive contro il Vaticano, reo nella persona del Cardinal Ruini di voler riportare il paese al tempo della mammane a sentir loro. Mentono ben sapendo di mentire.
Il Cardinal Ruini nelle sue dichiarazioni rilasciate prima dell'annuncio di Bondi chiede di “applicare integralmente la legge sull'aborto”, anche in quelle parti che davvero possono essere di difesa della vita”. Quindi propone di “aggiornarla al progresso scientifico che ad esempio ha fatto fare grandi passi avanti alla sopravvivenza dei bambini prematuri”. Un adeguamento dei termini della legge alle nuove tecnologie mediche e diagnostiche, insomma, non una revisione dei "diritti" in essa contenuti. Lo stesso titolo che l'Osservatore Romano del 2-3 gennaio ha dato all'articolo sulle parole di Ruini parla chiarissimo: "Per il cardinale Ruini occorre applicare la legge sull'aborto", APPLICARE la legge, non riscriverla o cancellarla. 
Ma nell’intorbidare le acque la sinistra è maestra soprattutto quando non vuol far scoprire certi altarini, ergo lo snaturamento intenzionale della 194 che ha portato all’aborto facile, veloce, gratuito e spesso, usato come “metodo anticoncezionale”, complice anche lo svilimento dell’embrione paragonato nella migliore delle ipotesi a un grumo di cellule.
A questo punto e con i progressi nel campo della pianificazione familiare, a mio parere, una legge sull’aborto dovrebbe essere rivista e resa molto più restrittiva. Non siamo più ai tempi di mia nonna, dove l’ignoranza causava gravidanze indesiderate, ora chi rimane incinta “per sbaglio” agisce con imperdonabile superficialità ed è giusto che affronti le conseguenze della sua balordaggine. Troppo comodo far pagare il conto dei propri sbagli ad un innocente.

Per ciò che concerne la moratoria Onu, il discorso è ancora più complesso e importante. In molti paesi l’aborto viene praticato sistematicamente a scopo selettivo con derive razziste e sessiste. Ergo la profonda ignoranza di quei popoli, fa si che le donne che hanno in grembo un feto femminile, decidano (o siano obbligate dal marito) ad abortirlo, per riprovare ad avere un maschio.
Una pratica orrenda e indegna, che ancor più gravemente della pena di morte, toglie il diritto alla vita a esseri umani indifesi e incolpevoli solo a causa del proprio sesso.
Risultato mancano all’appello demografico circa duecento milioni di bambine, nella sola Asia.
Oltre alla questione morale, presto sorgerà una pesante questione pratica: come faranno i milioni di uomini a trovare una compagna, una moglie, se le donne scarseggeranno? A chi e dove si rivolgeranno? Non finiranno per emigrare in massa verso paesi dove la popolazione femminile è più alta, con conseguenti possibili conflitti con gli autoctoni?
Quindi la richiesta di una moratoria non è poi così balzana come tanti dicono. L’aborto dev’essere l’ultima spiaggia e non un escamotage per mettere una toppa alla propria superficialità e men che meno, per avere un figlio che corrisponda ai diktat sociali.
Orpheus


Pubblicato il 3/1/2008 alle 21.31 nella rubrica Etica e religione.

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