Blog: http://Orpheus.ilcannocchiale.it

IL GRANDE BLUFF Finanziaria approvata alla faccia di Napolitano

 
A colpi di fiducia, ben 31 contro le 29 dell'ex governo Berlusconi e nonostante le critiche del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la Finanziaria del governo Prodi ha ottenuto il via libera dal Senato. Il Capo dello Stato, puntando il dito sulla manovra, l'ha definita «un abnorme accorpamento, con conseguenti voti di fiducia, di norme accresciutesi senza misura nel corso del dibattito parlamentare».
Ma questo non è bastato a scoraggiare il premier Prodi, che dopo un risultato (quasi) scontato, vista la blindatura della legge, con una battuta, «ho un sorriso da qui a qui», ha gongolato davanti ai giornalisti che gli chiedevano un parere. E se in altre occasioni la fiducia sarebbe stata sufficiente, di per sé, a mettere al riparo il risultato, ieri il centrosinistra ha trattenuto il fiato fino all'ul timo. Graziato, per l'ennesima volta, dal sì dei senatori a vita, a partire da Giulio Andreotti, fino a Carlo Azeglio Ciampi. Assente, come giovedì, Sergio Pininfarina, mentre Francesco Cossiga ha fatto tremare l'in quilino di Palazzo Chigi, quando è risultato assente alla prima chiamata. Salvo dare il suo ok alla seconda. Alla fine si contavano 163 sì e 157 voti contrari. Ma «la maggioranza politica», sbandierata dal presidente del Consiglio, e chiesta in passato dallo stesso Napolitano, sembra essere lontana. Prodi è stato smentito, del resto, dallo stesso senatore Lamberto Dini, per il quale «in Senato non ci sono più i numeri né la maggioranza politica e nè quella numerica».
Al di là delle novità contenute nella legge, la Finanziaria porta con sé un peso politico ben più importante: l'altolà del senatore della Margherita, Domenico Fisichella, per il quale il «rapporto di fiducia con il governo è esaurito senza possibilità di recupero». E le ancor di più pesanti critiche del Capo dello Stato al disinvolto ricorso alla fiducia da parte dell'esecutivo. Una disapprovazione messa in risalto dai senatori del centrodestra, convinti che approvare il testo in questo modo sia stato uno schiaffo al Quirinale.
Del resto i nodi politici ancora aperti sono molti. Come ha ammesso lo stesso capogruppo dei Ds al Senato, Anna Finocchiaro: «Abbiamo portato fino in fondo una manovra di straordinaria importanza, anche se ci sono problemi politici che sono venuti fuori con chiarezza e che sono da approfondire». Per non contare che sul testo aleggia lo spettro della Commissione europea che, più volte, durante la discussione, aveva richiamato il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, al rispetto del patto di stabilità. Una volta letti i contenuti della manovra, da Bruxelles potrebbero arrivare brutte sorprese per il premier Prodi.
Per facilitare il travagliato cammino della Finanziaria in Aula, il governo ne ha deciso lo spacchettamento in tre maxiemendamenti, sui quali è stata posta la fiducia sia alla Camera sia al Senato. In due giorni Palazzo Madama ha sostenuto quattro voti di fiducia: tre sulla manovra tra giovedì e ieri e uno sul Welfare, sempre ieri sera. 
Il voto decisivo di ieri, che ha approvato definitivamente la Finanziaria 2008, è finito 163 a 157. Tutti e sei i senatori a vita presenti (Ciampi, Montalcini, Scalfaro, Colombo, Andreotti, Cossiga) hanno dato il loro as- senso alla fiducia. Senza i loro voti, dal momento che il "dissidente" Turigliatto ha optato per il "no", sarebbe finita 157 a 157. Per le regole di Palazzo Madama il pareggio non porta all'approvazione. La manovra, quindi, e la fiducia, non sarebbero state approvate.
Riassunto da Libero
(S)governano l'Italia SOLO grazie ai voti dei senatori a vita. E Napolitano oltre a qualche "rimbrotto"  mediatico, li lascia fare.
O non conta nulla, o é di parte. D'altronde perchè lo avrebbero messo lì?
Orpheus

Pubblicato il 22/12/2007 alle 18.50 nella rubrica l'Asinistra.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web